Basta guerre contro i civili. Stop ai respingimenti e ai muri
postato il 11 Mar 2016
Domani ci si mobilita in Italia contro le guerre dopo l’appello di Alex Zanotelli del 29 gennaio che chiedeva di incontrarsi a Roma per discuterne. Sinistra anticapitalista ha convocato mini manifestazioni in attesa che l’appello sia accolto da associazioni e movimento pacifista e non violento.
Mi chiedo se non abbiamo nulla da proporre noi femministe e per questo faccio alcune brevi considerazioni e divulgo un articolo con dati impressionanti di Giovanni De Mauro
Ieri l’Ue ha trovato un accordo per accontentare la Turchia che chiede altri soldi per fermare la rotta balcanica dei profughi e in questi giorni ne sono morti affogati altri, donne, bambini e giovani di tutte le nazionalità. Da quel piccolo siriano di tre anni che aveva scosso le coscienze alcuni mesi fa sono solo cresciuti muri e il numero dei bambini morti è arrivato ad alcune centinaia Le donne profughe ce lo chiedono con gli occhi, con le lacrime, con i gesti,con gli abbracci ai loro bambini vivi o morti. Le giornaliste turche e le combattenti curde ci chiedono aiuto e denunciano le atrocità di Erdogan sulle quali l’UE non ha nulla da dire.
Ieri Obama ha attaccato duramente Francia ed Inghilterra che hanno voluto intervenire per uccidere Gheddafi qualificandoli “scrocconi” che hanno utilizzato i bombardamenti e le informazioni militari Usa e poi non hanno gestito minimamente il dopo Gheddafi scatenando la guerra tra tribù, permettendo all’Isis di impadronirsi di ampi territori e rifiutandosi ora di garantire i 5mila soldati richiesti per le operazioni di terra. Renzi, fiutato l’orientamento della stragranei maggioranza di italiani contrari alla guerra, e preoccupato di perdere consensi, ha chiarito che per ora l’Italia non partecipa smentendo la ministra Pinotti che si era subito adeguata alla richiesta.
Il nostro ministro degli esteri Gentiloni ha sostenuto in Parlamento non molto tempo fa che l’Italia era riuscita a mettere d’accordo le tre fazioni libiche e che si sarebbe formato presto un governo unitario su richiesta del quale l’Italia avrebbe mandato eventualmente militari.
Nel frattempo sono stati uccisi due dei quattro ostaggi italiani e le accuse della famiglia di uno di questi contro il governo sono state durissime. I corpi sono arrivati molti giorni dopo, e le prove di quello che era successo non ci sono più per l’intervento libico sui loro corpi e per eliminare vestiti. Sarà quindi difficile capire perché due si sono liberati e come sono stati uccisi gli altri due e se sono stati pagati riscatti.
Credo che di fronte a tutti questi massacri non possiamo solo più limitarci a diffondere notizie e a piangere morti.
Propongo che cominciamo a organizzarci, a manifestare davanti alle ambasciate a discutere del che fare. A smettere di vergognarci di tutto ciò e di sentirci solo impotenti.
Vi consiglio la lettura di cosa succede in Siria, cinque anni dopo di quella che era una primavera araba contro il dittatore Assad e che ora si racconta sia stata preparata da Obama con l’Arabia Saudita per cacciare Assad che si opponeva al passaggio di un oleodotto utile ai due paesi. Certo è che metà della popolazione sfollata e 470mila morti in cinque anni, i respingimenti dei profughi stanno sulla mia coscienza. Non so quanto su quella di Obama, di Putin e di Renzi.
Da Internazionale. Giovanni De Mauro
In cinque anni di guerra, i siriani sfollati e costretti a lasciare le loro case sono stati più di tredici milioni, circa la metà dell’intera popolazione. Tra quelli che sono rimasti, quasi due milioni vivono intrappolati sotto assedio, senza poter neanche scappare. È una guerra contro i civili. Tra il 30 e il 40 per cento delle vittime sono donne e bambini, ha denunciato Medici senza frontiere (Msf ) in un rapporto basato sui dati raccolti in una parte dei suoi sei ospedali e delle 152 strutture sanitarie presenti nel paese. E che sia una guerra innanzitutto contro i civili lo dimostrano proprio gli attacchi subiti nel 2015 da Msf: 94 bombardamenti contro 63 strutture sanitarie, dodici strutture completamente distrutte, in media un attacco ogni settimana per tutto l’anno, e più di dieci dall’inizio del 2016. Bilancio: 23 i medici uccisi, 58 quelli feriti. In almeno quattro casi si è trattato di doppi attacchi, double tap, una tecnica di guerra che funziona così: si colpisce un ospedale, oppure una scuola o un mercato, uccidendo e ferendo chi si trova sul posto, e dopo una ventina di minuti si bombarda di nuovo lo stesso obiettivo, questa volta colpendo anche soccorritori e medici. Le immagini ricordano le macerie europee dopo la seconda guerra mondiale. E Le Monde ha scritto: “Aleppo è la Guernica del ventunesimo secolo”. I numeri delle vittime della guerra in Siria sono incerti e sono spesso stati usati strumentalmente anche dal regime di Bashar al Assad. Secondo un rapporto del Syrian centre for policy research, citato dal Guardian, 470mila siriani sono rimasti uccisi in cinque anni di conlitto, molti di più dei 250mila calcolati diciotto mesi fa dalle Nazione Unite, prima che sospendessero la raccolta di dati statistici. C’è un numero su cui però non è possibile discutere, ed è quello dei paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che stanno bombardando in questo momento la Siria: sono Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti, quattro su cinque. Dovrebbero proteggere la popolazione dal fuoco incrociato dell’esercito di Assad, dei ribelli, del gruppo Stato islamico e delle varie milizie sostenute da Iran, Arabia Saudita e Turchia. Lo prevede anche l’articolo 24 dello statuto dell’Onu: il Consiglio di sicurezza ha “la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale”. Con quali risultati è sotto gli occhi di tutti.