Chi stiamo a sentire
postato il 22 Feb 2024
Una amica torinese mi condivide stamane quello che credo un suo pensiero: “Interroghiamoci se le informazioni da cui veniamo nutriti siano vere o no. Perché è da quelle informazioni che traiamo le nostre opinioni e le nostre decisioni. Se le informazioni sono errate o ingannevoli anche le nostre opinioni e decisioni sono di conseguenza errate”. Spesso non sono d’accordo con lei e quindi ne deduco che riceviamo informazioni diverse ma oggi vorrei proprio partire da questa domanda che mi ha stimolato.
Dunque, chi stiamo a sentire in quel mare di informazioni che la rete ci butta addosso? Ci fidiamo di quello che i media, condizionati pesantemente dal governo anche se in democrazia dovrebbero essere indipendenti, ci raccontano?
Abbiamo pensatori che stimiamo e ci convincono sempre facendoci sentire in sintonia con loro? Non gli influencer di rete, che guadagnano facendoci comprare i panettoni. Parlo di intellettuali che scrivono articoli, gestiscono podcast e siti che dicono cose convincenti in questo mare di insicurezze? Cose che quindi ci affrettiamo a condivider ovunque? A commentare con “like” o il pugno con il pollice su?
Quelli che una volta si qualificavano maestri o, con più ironia, “guru” perché raccolgono molti seguaci, oggi raccolgono anche altrettanti contestatori e detrattori di solito ma, come dice qualcuno, molti nemici molto onore.
Ed esiste un criterio diverso tra donne e uomini nello sceglierseli? Faccio un solo esempio in politica che è talmente ridicolo da essere stato diffuso in questi giorni di pre-voto per la Sardegna: un candidato maschio per il Consiglio regionale, tal Pinna, si presenta ai comizi elettorali con un accompagnamento di sei ancelle, due in minigonna, due in leopardato e due in calzoni attillati in pelle con stivali.
Certamente le mie tante amiche sarde non lo voteranno ma la prossima settimana sapremo quanti voti ha preso. Nel frattempo tutti i media hanno parlato gratuitamente di lui e delle sue esternazioni.
Pd e 5stelle si sono accordate su una autorevole candidata donna che ha ben poco spazio nei media e a cui si è subito aggiunto Soru per toglierle visibilità e voti. Le donne non si devono candidare perché sono una minaccia per il potere patriarcale. Non l’abbiamo ancora capito? Se succede si cancellano, come succede nei libri di storia.
Questo voto è un test per le prossime votazioni regionali in Abruzzo, Piemonte e in alcune importanti città. Ma soprattutto per le prossime europee. Chi si asterrà ha chiaro chi favorirà non esprimendo il suo voto?
Poi ci sono le cose che succedono come l’assassinio di Navalny, o i cinque morti di Firenze e tutti gli omicidi sul lavoro, o i massacri israeliani di Gaza, di Hamas. I massacri del popolo curdo e di tutti i civili in tutte le guerre. Ogni contendente usa “fake news” per la propaganda, e nonostante alcune siano così evidenti che non dovrebbero incantare nessuno, si fanno comunque strada e rischiamo di crederci. Nessuno più, salvo Salvini. che ha il ruolo di vicepresidente del governo italiano e quindi ci scredita in tutti i paesi democratici, difende Putin. Lui riceve fondi russi e non è il solo. E indossava la maglietta con la faccia del massacratore degli ucraini e di Navalny, della Politkovskaja e di tanti oppositori.
Sto leggendo Navalny contro Putin di Anna Zafesova che consiglio a chi ha ancora la spudoratezza di giustificare Putin, magari in modo meno esplicito di Salvini, nella sua aggressione all’Ucraina e persino per gli avvelenamenti o uccisioni con pugno al cuore in stile Kgb. E di condividere le notizie false che una agenzia putiniana che opera a san Pietroburgo diffonde da anni.
Care amiche, come ci difendiamo se non con un progetto comune che affossi il patriarcato e la sua cultura piena di falsità?
Commenti:
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Il patriarcato resiste e si rinforza anche e soprattutto grazie alle guerre, ed ogni occasione è buona per procrastinarle o far (ri)nascere nuovi conflitti, schiacciando e piegando le donne in modo devastante e perseguitando chi non si adegua al ‘pensiero unico’. Ed emergono nuovi fascismi, si consolidano dittature nefaste, si silenzia con violenza o con la disinformazione ogni dissenso, si distruggono intere comunità. Prevale il sentimento di paura. In un mondo dove è tremendamente difficile discernere tra l’informazione e la disinformazione, il ruolo dei e delle professioniste del settore assume un ruolo rilevantissimo che può fare la vera DIFFERENZA. Tra i vari compiti da assumersi in prima persona, oltre a progettare nuovi percorsi di convivenza e di un futuro inclusivo, è quello di sostenere con ogni mezzo chi si ostina a non cedere alla propaganda di regime ma continua con coraggio a utilizzare le proprie competenze e strumenti del mestiere onorando la professione di giornalista, verificando le fonti, portando avanti le inchieste: veri e vere missionari/e della verità a cui dobbiamo molto.