Cosa resta dopo queste amministrative

postato il 28 Giu 2022
Cosa resta dopo queste amministrative

Un importante confronto ieri con le amiche ecofemministe del gruppo operativo, distribuite a nord, centro e sud, ci ha permesso di ragionare insieme in modo autonomo dalle dichiarazioni delle forze politiche e dai media.

Certo che rispetto ai 12 sindaci eletti al primo turno, tutti maschi e nove di destra con Palermo e Genova che erano le città più importanti, il secondo turno ha dato un po’ più di speranza e una manciata di sindache con la piacevole sorpresa di Piacenza. I sindaci che hanno vinto a Verona, a Catanzaro, ad Alessandria e a Cuneo e nei nove comuni milanesi, quello di Lodi subito, ci fanno contente e stiamo già prendendo contatti. Ma di lì a cantare vittoria come Letta con il suo campo largo, o il centro con Calenda che si è alleato e lo ha fatto perdere dove si è coalizzato o ha preso pochissimi voti ovunque si è presentato, ne corre.

Mi stupisce che la vicepresidente Elly Schlein, attivissima come sempre ad aiutare in campagna elettorale, promotrice di Coraggiosa e Visione Comune che ci avevano fatto sperare in una promozione femminile in questa tornata elettorale, si dichiari felicissima dimenticando come le donne non siano state candidate per vincere e non consideri e valorizzi neppure le poche elette nel suo commento.

Siamo ansiose di leggere donne ecologiste che seguono l’evoluzione politica e la formazione delle giunte con la nostra stessa preoccupazione. Il giorno che liste di partito, civiche e coalizioni saranno decise da o con dirigenti autonome, e con la consultazione e partecipazione delle elettrici, anziché da pochi maschi nelle segrete stanze, cambierà la storia e la politica anche nel nostro paese.

Le due coalizioni hanno un sacco di problemi che non voglio qui analizzare. Qualcuno dice che è il tempo in cui si affermano le liste civiche. Cercheremo di capire meglio ma il dato che ci preoccupa di più e su cui tutti i politici sorvolano è l’astensionismo che nel secondo turno è salito al 60%. Segno che troppi in Italia non credono più al gioco democratico come si è configurato e che non li coinvolge, non li rappresenta e non li aiuta a vivere dignitosamente. Le donne tutte, meno le poche gregarie che hanno qualche guadagno finchè servono, cominciano nel nostro paese a mostrate molta insofferenza,.

E ne hanno ben d’onde. Un femminicidio al giorno, spesso inutilmente denunciato dalle vittime e un alto tasso di violenza nei loro confronti. La percentuale più bassa di lavoratrici in Europa. Dipendenza crescente e pochissimi servizi utili ed efficienti. Lavoro di cura non pagato ed essenziale per far vivere bambini, anziani, malati, disagiati almeno attorniati dall’affetto. Questa voglia di far emergere una nuova politica che coinvolga e rivitalizzi la democrazia e le istituzioni che la Costituzione ha previsto per far funzionare il nostro stato in modo partecipato non è solo nostra ma non sarà facile riuscirci nel prossimo parlamento dimezzato e nelle regionali vicine, la prima votazione in Sicilia.

Abbiamo anche messo insieme tutto il lavoro di denuncia rispetto alle mafie (e qualche complicità della magistratura come ha denunciato nel suo libro la magistrata Ilda Boccassini e come farebbe supporre anche la recente scarcerazione del killer di Graziella Campagna). Lavoro che stiamo portando avanti con Graziella Proto di Le Siciliane, autrice di un libro di ricerca, testimonianza e denuncia che ha riaperto le indagini, sulla morte di Rita Atria, scritto insieme a Nadia Furnari e Giovanna Cucè, con Gisella Modica, autrice di “Se c’entriamo noi, donne mafia, contaminazioni”.

Un’altra Calabria possibile con Maria Francesca Lucanto ha pubblicato in occasione delle regionali scorse, in nome di Lea Garofalo e Beckj Moses, un manifesto delle donne per la libertà dalle mafie. Stanno arrivando i soldi del PNRR a livello locale ed è facile che finiscano in parte controllati dal malaffare o da inquinatori che si mascherano con il greenwashing. Certo che alla next generation Eu, senza lavoro e costretta ad emigrare, ne arriveranno ben pochi.

Per questo parteciperemo al monitoraggio sul PNRR che Pinuccia Montanari sta seguendo con Andrea Mazzullo. Nel frattempo l’infaticabile Marilù Mastrogiovanni ha ottenuto un dottorato di ricerca sull’ecofemminismo che durerà tre anni e ogni quindici giorni faremo il punto insieme. Uno dei pochi casi significativi di fondi andati alle donne, altro che Halfofit che le Contemporanee hanno presentato con l’europarlamentare Alexandra Geese e noi abbiamo tradotto in petizione anche italiana ottenendo tante promesse da Draghi mai mantenute.

Grazie a lei e a Pinuccia che parteciperanno alla missione Mean promossa da Marianella Scavi verso Kiev l’11 luglio, anche il nostro impegno nonviolento, di documentazione e presenza in Ucraina, prenderà corpo. Andare ad ascoltare come ha detto Marianella qualche giorno fa alla Casa della cultura di Milano e ad allacciare relazioni con attivisti non violenti che operano in questa situazione terribile di fronte a cui siamo impotenti e non ascoltate da governo e Parlamento. Abbiamo ricordato un articolo di Alex Langer che diceva. “meglio un anno di trattativa che un giorno di guerra”. Lapidario e inascoltato allora ma noi insistiamo.

Naturalmente i punti di impegno ecologico reale del nostro manifesto pubblicato su Spigolatrici d’ambiente li stiamo riproponendo ovunque in questa estate caldissima e senza acqua e ci teniamo anche ad attuare subito il primo dei nostri obiettivi che abbiamo già ottenuto. L’obbligo di dare ai figli anche il cognome materno è già applicato a seguito della sentenza della Corte Costituzionale anche se il Parlamento non ha ancora iniziato in Senato l’iter della legge nonostante le cinquantamila firme che abbiamo raccolto e portato alle presidenze di Camera e Senato. I media ne hanno parlato un giorno e poi è sceso il silenzio. Le coppie che registrano il loro figlio da chi e come ricevono informazioni?

La pandemia ha ripreso e il nostro SSN di cui eravamo fiere è ormai al collasso nonostante il lavoro difficile nelle condizioni date e i turni impossibili delle tante sanitarie rimaste. Sentiremo cosa proporranno i neo eletti con le regioni per ripristinare la medicina di base, e come risponderanno all’attacco portato avanti per rendere difficile l’aborto. Certo, per fortuna non siamo negli Stati Uniti dove una sentenza della Corte Suprema ha riportato la storia indietro di cinquanta anni ma aspettiamo la nuova mappa del ministero per capire in tutta Italia a che percentuali arriva l’obiezione di coscienza e come si pensa di garantire un servizio pubblico previsto da una legge conquistata con fatica anche da noi e difesa dal tentativo di abrogarla con referendum.

Non siamo contente e questi sono i nostri impegni per cambiare questa situazione che non ci piace affatto. Manderemo il report del nostro incontro e invitiamo tutte le amiche interessate a mandarci suggerimenti e info sul loro lavoro nei territori su questi temi.

Commenti:

  • Laura cima 29 Giugno 2022

    Per aggiornarci in vista della missione a kiev, consiglio la lettura del post di Sofri da Odessa

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