due parole su Berlusconi

postato il 15 Giu 2023
due parole su Berlusconi

Ora che il funerale di Berlusconi è avvenuto smetto il silenzio che è il mio modo di rispettare chi muore e chi soffre per la morte di una persona cara. Ho evitato di seguire sui media queste due giornate in cui l’unica differenza tra destra e sinistra pare essere stato il sì o no al lutto di stato e tutti sono stati chiamati a testimoniare il loro affetto al cavaliere presidente. Vorrei scrivere poche note su quello che ricordo partendo dalla mia esperienza politica. E con l’angoscia dell’annegamento di più di seicento migranti che volevano arrivare nel nostro paese e che martedì avevano mandato le richieste di aiuto, regolarmente inascoltate come a Cutro.

Quando sono stata eletta la prima volta e noi Verdi siamo entrati in Parlamento in bicicletta dopo Chernobyl nel 1987 Berlusconi era già un costruttore per ricchi a cui aveva offerto la Milano 2, con verde e laghetti, grazie all’aiuto politico di Bettino Craxi nell’epoca della Milano da bere. La Fininvest aveva acquisito Telemilano come emittente locale del centro residenziale di Milano 2 e poi Italia 1 e Rete 4 erodendo il potere della Rai, unica emittente nazionale, governata dalla Dc pentapartito. La legge Mammi che gli lasciava via libera fu approvata nel 1990, dopo tre decreti Craxi che aprivano la via a Berlusconi, e io in Parlamento votai contro. Quando, scaduto il mio primo mandato non fui riconfermata dagli Arcobaleno di Rutelli che avevano trasformato l’arcipelago movimentista dei verdi in un partito maschile tradizionale, l’ascesa di Berlusconi costruttore e imprenditore televisivo era realtà. Nel frattempo Mani pulite aveva spazzato via Forlani, Andreotti e Craxi. Si avviava la seconda repubblica e si preparava la sua discesa in campo del 1994 con il messaggio “l’Italia è il paese che amo”, due mesi prima delle politiche in cui la sinistra era convinta di vincere. Invece Forza Italia stravinse e lui divenne Presidente del Consiglio grazie all’alleanza con Fini e Bossi. Tutti gli italiani ricevettero a casa la sua brochure pubblicitaria narcisista “Una storia Italiana” nel 2001 quando io fui rieletta con l’Ulivo con molti voti in più della sua candidata torinese.

Fu quindi il Presidente del Consiglio, che lasciò Casini a presiedere la Camera dei deputati per segnare la sua alleanza con il centro. Ebbi modo di misurare personalmente il cambio di politica che introdusse a partire dalle aule parlamentari. Per esempio, rispetto ai migranti la Bossi Fini, che naturalmente contrastammo mentre avevamo appoggiato la legge Martelli occupando anche l’aula di notte. Insieme al ministro Ruffolo Martelli mi aiutò a far chiudere l’Acna, che aveva portato morte in Val bormida, e a vincere il referendum per far uscire l’Italia del nucleare. Berlusconi ne era un convinto sostenitore mentre ecologia, aiuti e servizi sociali, accoglienza dei migranti per impedirne l’affogamento nel cimitero mediterraneo, non lo interessavano, tutto concentrato com’era sul business, rapporti con le mafie, leggi ad personam e le cene sessuali.

Mentre Andreotti era curioso di capire la realtà ecologista che i Verdi avevano portato in parlamento e nella società, il suo interesse nei miei confronti era quello del corteggiatore patriarcale che mi toglieva il cappotto per appenderlo, quando entravo in una riunione ristretta. Fui vittima di una delle sue rovinose cadute da un gradino dell’aula di Montecitorio, che mi procurò un po’ di lividi; non si degnò di scusarsi, occupato com’era solo a dimostrare che era in piena forma. Le sue battute e le sue barzellette le trovavo veramente insopportabili, e non ricordo un suo discorso che mi sia rimasto impresso tanta era la superficialità e l’autocompiacimento che lo ha sempre caratterizzato.

Era scaduta la mia seconda legislatura quando con compiacenza commentò le “cene eleganti” con le olgettine organizzate da Emilio Fede che aveva nel frattempo nominato direttore al TG4, avendo ormai ottenuto piena legittimazione nazionale delle sue reti private. Fui quindi una organizzatrice di SNOQ e delle manifestazioni del 13 febbraio 2011 oltre 100 piazze italiane che ne segnarono il declino, le sue incriminazioni e la fine delle complicità.

Non ho mai avuto nessuna stima né simpatia per lui.

Commenti:

  • Gabriella Taddeo 15 Giugno 2023

    Tra le tante sciagure, drammatico è il modo in cui è stato ostacolato, se non bloccato, il già faticoso percorso di parità nel nostro Paese: il patriarcato potente e mercificatorio e la cultura maschilista più sfacciata ne è uscita consolidata e, ahimè, ammirata dai più, rafforzata dalla innumerevoli e avide ancelle dell’uomo potente. E lo tocchiamo anche oggi, momento in cui dobbiamo ridiscendere in piazza a difendere diritti già acquisiti di cui le generazioni più giovani hanno perfino la difficoltà di comprendere l’importanza, per l’incultura di cui sono state vittime.

  • Antonella Trocino 15 Giugno 2023

    Grazie Laura, dopo tanta narcotica reverenza a reti unificate, avevo bisogno di un po’ di verità e del ricordo delle liberatorie manifestazioni di SNOQ, a cui anche io partecipai a Milano, dove allora vivevo.

  • Sabrina 15 Giugno 2023

    Cara Laura, questi ultimi giorni sono stati davvero penosi. Sei stata generosa nelle tue note, soprassedendo a cose come Ruby e l’umiliante voto in parlamento, Noemi, l’uso personale degli uomini e dei mezzi di scorta, le offese a numerosi politici europei e manuali (Obama “abbronzato”). E non posso dimenticare i danni politici enormi che ha lasciato, che hanno portato al governo Monti e poi a Draghi.
    No, queste cose non possiamo dimenticarle, il successo personsle, il denaro ed i voti ricevuti non csncellano queste cose. Riposi in pace, ma non ne sentiremo la mancanza

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