Finalmente vinciamo anche noi: adesso si cambia tutto!

postato il 28 Apr 2022
Finalmente vinciamo anche noi: adesso si cambia tutto!

Si tratta di una tappa verso il potere reale, quello di riconoscere con il proprio cognome i propri figli e non essere costrette a sottomettersi alla volontà del padre famiglia che fino a ieri ha esercitato nel nostro paese la patria potestà sui figli imponendo il proprio cognome, prima con una prassi consolidata degli uffici anagrafici in tutto il paese, mai messa in discussione politicamente neanche con la riforma del diritto di famiglia, e poi, da un po’ di anni , quando cresceva la nostra consapevolezza e si presentavano proposte di legge che superavano questa vergognosa discriminazione, dichiarando incostituzionale una parte dell’ art 262 codice civile, quella che solo un figlio “naturale”, cioè nato fuori dal matrimonio, poteva assumere il cognome del genitore che per primo lo aveva riconosciuto, e quindi anche della madre, se il padre non lo riconosceva. Se il padre pretendeva il suo cognome quando l’avesse riconosciuto, l’anagrafe lo doveva cambiare e il parere della madre non valeva nulla. A chi non era sposata quindi, come nel mio caso, quando è nato il mio secondo figlio, è stato possibile dare il proprio cognome solo perchè il padre o non lo riconosceva o l’ha riconosciuto in un secondo tempo senza imporre il suo cognome, come è successo a me. Solo per la disponibilità di quello che poi è diventato mio marito, il mio secondo figlio porta il cognome di entrambi e il primo è il mio. Con sentenza del 2016 la Corte Costituzionale aveva già dichiarato illegittime le norme che non consentivano ai coniugi, di comune accordo, di trasmettere ai figli anche il cognome materno. Ne è derivata una prassi ambigua che sembrava fare qualche concessione ma in realtà, attraverso vari cavilli, garantiva l’automatismo al potere maschile.

Il presidente Amato, con cui ho collaborato in diverse occasioni quando ero parlamentare, l’aveva detto subito che nel suo breve passaggio in questa carica, che scadrà tra non molto per i limiti di età, avrebbe portato la Corte Costituzionale a pronunciarsi chiaramente per eliminare questo “retaggio patriarcale” e ieri è finalmente stata depositata la sentenza che riporta la linea genealogica alla madre che lo cresce in sé e lo partorisce e allatta:

Ufficio comunicazione e stampa della Corte costituzionale – Comunicato del 27 aprile 2022

ILLEGITTIME TUTTE LE NORME CHE ATTRIBUISCONO AUTOMATICAMENTE IL COGNOME DEL PADRE

La Corte costituzionale, riunita in camera di consiglio, ha esaminato oggi le questioni di legittimità costituzionale sulle norme che regolano, nell’ordinamento italiano, l’attribuzione del cognome ai figli. In particolare, la Corte si è pronunciata sulla norma che non consente ai genitori, di comune accordo, di attribuire al figlio il solo cognome della madre e su quella che, in mancanza di accordo, impone il solo cognome del padre, anziché quello di entrambi i genitori. In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio comunicazione e stampa della Corte costituzionale fa sapere che le norme censurate sono state dichiarate illegittime per contrasto con gli articoli 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte ha ritenuto discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre. Nel solco del principio di eguaglianza e nell’interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell’identità personale. Pertanto, la regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due. In mancanza di accordo sull’ordine di attribuzione del cognome di entrambi i genitori, resta salvo l’intervento del giudice in conformità con quanto dispone l’ordinamento giuridico. La Corte ha, dunque, dichiarato l’illegittimità costituzionale di tutte le norme che prevedono l’automatica attribuzione del cognome del padre, con riferimento ai figli nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio e ai figli adottivi. È compito del legislatore regolare tutti gli aspetti connessi alla presente decisione. La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane. Roma, 27 aprile 2022

In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza è chiaro che ora non sarà più automatica l’attribuzione del cognome paterno perchè le norme che lo prevedono sono incostituzionali.

Abbiamo finalmente conquistato un diritto storico, negato dall’articolo 262 del codice civile, quello di poter dare ai propri figli il nostro cognome. Cade un tabù, che la Corte inseguiva dal gennaio 2021 quando, una coppia di Bolzano che voleva dare alla figlia, nata fuori dal matrimonio e riconosciuta da entrambi i genitori, il cognome materno, ricorse e poi, una coppia lucana chiese che fosse consentita la possibilità di attribuire al terzo figlio il solo cognome materno, lo stesso dei due fratelli nati quando la coppia stessa non era ancora sposata.

Il relatore della complessa indagine era già allora Amato a cui sono veramente grata. A dimostrare che rapporti personali e politici paritari possono cambiare anche questioni che il potere patriarcale, ancora fortissimo in Italia, osteggiano.

Evidente che, come scrive la Corte, sarà “compito del legislatore regolare tutti gli aspetti connessi alla decisione assunta” e cioè che è “discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre” perché “nel solco del principio di eguaglianza e nell’interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell’identità personale”. È il 2006 quando, per la prima volta, la Consulta scrive che il solo cognome paterno è “il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con il valore costituzionale dell’uguaglianza uomo donna” ed esorta già allora il Parlamento a cambiare le regole. Nel 2016, arriva un’altra sentenza che segue quella del 7 gennaio 2014, della Corte dei diritti umani che condanna l’Italia e riconosce che “dare ai figli il cognome della madre è un diritto” e consiglia al nostro Paese riforme legislative per rimediare alla violazione riscontrata. Consiglio rimasto lettera morta.

Durante la mia prima legislatura, nel 1989 cinque anni dopo la nascita di mio figlio, avevo depositato la pdl per dare la possibilità alla madre di dare il proprio cognome ai figli senza seguire l’umiliante trafila che io stessa avevo sperimentato. Le molte sollecitazioni ricevute poi dalle tante madri e coppie che avevano la stessa volontà mi hanno spinta a fare una petizione che raggiunse più di 50mila firme e che consegnai in parlamento nel 2014, perché anche nella mia seconda legislatura la pdl ripresentata nel 2001, non aveva avuto nessun riscontro significativo in Parlamento.

Nel nostro manifesto politico ecofemminista questo è il primo obiettivo su cui abbiamo continuamente richiamato l’attenzione anche a livello europeo. Finalmente oggi, tra guerra e pandemia, siamo riuscite ad avere un chiaro pronunciamento della Corte che non permetterà altri ritardi e ambiguità al legislatore.

Da oggi è fondamentale far conoscere a tutte e tutti che è stato finalmente fatto un passo avanti simbolico che, anche nel nostro paese, toglie una leva di potere fondamentale al patriarcato e a tutti i maschi che finora hanno goduto di privilegi vergognosi sulla nostra pelle

Da oggi si apre una nuova fase di liberazione radicale che dobbiamo cogliere in tutta la sua fondamentale carica rivoluzionaria, proprio quando, come abbiamo scritto da due anni il re è nudo, gli uomini che hanno in mano le leve del potere dimostrano in modo evidente che stanno portando la nostra società e la stessa madre terra che ci ospita verso il baratro.

Da oggi la nostra responsabilità di ecofemministe si fa più pressante anche nei confronti delle donne che in Parlamento non considerano prioritarie le nostre esigenze fondamentali e continuano ad operare come gregarie del patriarcato. Grazie alle tantissime che oggi festeggiano con noi, e che hanno lavorato senza risparmiarsi al raggiungimento di questo risultato. Riconoscerci e lavorare insieme, a partire da ciò che va fatto subito in merito alla legge da approvare, perchè la presa di coscienza della nostra forza ci accompagni nella convinzione che siamo indispensabili per cambiare e ritrovare la speranza di un futuro. Le nuove generazioni che usufruiranno di questo risultato avranno la nostra collaborazione e la nostra esperienza, ma dovranno rendersi conto che si è aperta una fase nuova anche qui, che ci offre finalmente nuove possibilità di protagonismo.

consegna delle firme alla Presidente della Camera Laura Boldrini
consegna delle firme alla vice-Presidente del Senato Valeria Fedeli

Commenti:

  • adriana giussani 4 Maggio 2022

    OTTIM! E PER METTERE TUTTI E DUE I COGNOMI A CHI CHIEDERE E COME FARE? GRAZIE.

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