Giornata della Terra

postato il 22 Apr 2022
Giornata della Terra

Ogni anno questa ricorrenza misura la crisi profonda che la politica mondiale e l’economia finanziaria globale hanno determinato per i viventi di tutte le specie ospitate su Madre terra, pachamama come la chiamano in America latina, dove è rimasto lo spirito animista degli indios anche in molti colonizzatori.

Questo è davvero l’anno in cui dobbiamo fare seriamente i conti con tutto quel che sta succedendo. Il livello di pericolo non è mai stato così alto. Vorrei porre in primo piano una questione per me cruciale: possiamo proseguire come si fa ora a distruggere e a diffondere violenza da una parte e, dall’altra, donne impegnate e ecologisti si possono accontentare di piccoli aggiustamenti che non scalfiscono minimanente l’attuale modello di governance e di sviluppo e che finiscono per far arrivare sempre finanziamenti stanziati con le migliori intenzioni dall’UE e dai governi nazionali e locali nelle stesse mani di chi fa, in realtà, “greenwashing”come si dice con una parola che, non a caso, non ha la corrispondente italiana e non è tradotta.

La nostra dipendenza dalla cultura anglosassone e dalla modalità di consumo delle risorse e, il conseguente inquinamento atmosferico, della terra e delle acque statunitense, inglese, indiano e molte delle ex colonie si misura anche con quanto la nostra lingua sia invasa da parole e modi di dire nordamericani e la metodologia di ricerca, in maggior parte finanziata da multinazionali, bigdata, bigpharma e a fronte di poca ricerca pubblica e decisa democraticamente con partecipazione degli interessati, in Europa e nel nostro paese, sia sostanzialmente piegata a quel modello.

Non è soddisfatto chi lavora invece ogni giorno con molta serietà nei territori per invertire il modello e perfezionare e promuovere economia circolare, comunità energetiche, agricoltura pulita, allevamenti sul modello della nostra Agitu, etiope diventata trentina. Lei produceva latte e formaggi ottimi da capre felici che pascolavano libere nei boschi della Valle dei Mocheni: abbiamo ricordato da pochi giorni lo stupro e il femminicidio che l’ha uccisa così giovane, come tante ecofemministe che hanno subito la stessa sorte in tutto il mondo. Se appunto chi è radicalmente ecologista nei fatti e non a parole, nell’impegno concreto quotidiano, non viene mai consultato da chi governa, che nella stragrande maggioranza e quasi totalità è totalmente complice, e non di rado cointeressato e compromesso, con chi usa di tutto, anche la guerra e la ricerca, per non perdere i vantaggi che ha ottenuto finora, non abbiamo più speranza.

Vorrei anche togliere il velo dall’uso inconsapevole del genere, anziché del sesso, per indicare le disparità tra uomo e donna, e le sempre troppo deboli correzioni introdotte, e da quello, caldeggiato anche dalle nuove generazioni di femministe, del plurale onnicomprensivo con l’uso della schwa. Mi fermo solo alla denuncia generica qui ma è un confronto aperto che va assolutamente approfondito. Per le ecofemministe il primo linguaggio da considerare, in armonia con la natura in cui siamo immerse, è quello del corpo, delle emozioni e dell’empatia, dell’amore e della non violenza nelle relazioni con tutti i viventi, della nostra e delle altre specie animali e vegetali. Per questo le astrazioni generiche non ci piacciono perché coprono una legittimazione del modello contro cui lottiamo da sempre e che oggi è molto chiaro, con la guerra di aggressione di Putin, i suoi carnefici e le sue menzogne, i suoi drammatici effetti di morte, violenze e distruzione che si estendono ben più lontano dall’Ucraina.

Di questo abbiamo discusso ieri in un collegamento “ecofemminismo nel futuro dell’Europa” promosso da Marilù Mastrogiovanni (giornalista, presidente Forum of Mediterranean women journalists) con Vula Tetsi (segretaria generale The greens/EFA presso il Parlamento europeo) e Pinuccia Montanari, ecofemminista da sempre, nell’ambito del Progetto “Europe4future“. Ci siamo ripromesse tutte di continuare ed allargare il confronto molto interessante che è iniziato con la presentazione del manifesto ecofem pubblicato con il resoconto degli altri laboratori di dallastessaparte e nel libro curato da Pinuccia le Spigolatrici d’ambiente e pubblicato con ICEF e Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova.

Pubblicato in: Ambiente, Donne, Europa,
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