Post 8 marzo 2022

postato il 9 Mar 2022
Post 8 marzo 2022

Ho scritto su una rivista che me lo ha richiesto il mio messaggio per questo 8 marzo appena passato in piazza o in aiuto a donne e bambini profughi. Un 8 marzo di guerra e pandemia che ci mostra un bivio verso la capacità di essere protagoniste e curare noi con il mondo o la rassegnazione a una terza guerra mondiale, catastrofi climatiche inimmaginabili che siamo stati incapaci di prevenire e che non sapremo affrontare, malattie e epidemie che non riusciremo più a curare. Pensavamo di stare per liberarci da omicron e oggi omicron2, a cui i vaccini fanno un baffo, li fa risalire. Una realtà che già ora supera in drammaticità i tanti libri di fantascienza e i loro scenari distopici che abbiamo letto in questi tempi in cui ci raccontavano uno sviluppo che era in realtà un baratro.

Riprendo qui solo l’ultimo paragrafo e rimando con un link alla lettura completa per chi lo desidera:

Il re è nudo sorelle. Non possiamo più lasciarlo governare e depredare risorse, corpi, vite. L’ecofemminismo può essere oggi la prospettiva di questo 8 marzo, la speranza di salvarci con le altre specie e la nostra madre terra. Abbiamo bisogno di tanti uomini amici e fratelli che disertino il patriarcato e le sue complicità sessuali, violente, predatorie e di potere. Dobbiamo organizzarci e occupare spazi e relazioni con cura, empatia, rispetto, giustizia, libertà e responsabilità per tutte e tutti, insieme alle giovani che dirigono i movimenti ecologisti in tutto il mondo. Non c’è più tempo: armi, guerra e violenze vanno messe fuori dalla storia o la nostra storia finirà. La speranza di un futuro vivibile siamo noi. Non c’è altra via. Ora è chiaro.

Come possiamo avere fiducia nelle nostre capacità se ciascuna di noi è scoraggiata, sta male, è chiusa in casa o nella sua cuccia calda, non riesce più a identificarsi nell’altra e a farsi travolgere dalle passioni positive che ci hanno unite e ci hanno permesso di liberarci e desiderare un altro mondo possibile? Se non ci sentiamo più rappresentate neanche dalle donne che stanno ai governi e nei consigli e in parlamento? Se i nostri progetti si sono affossati o li abbiamo affossati noi stesse per invidie e sfiducie reciproche? Se abbiamo paura degli uomini che dicono di amarci e invece ci vogliono possedere o usare?

I notiziari e i talk show, i social e i messaggi ci mostrano uno ritorno al secolo scorso con un uomo assetato di potere alla fine della sua carriera politica trentennale di capo indiscusso, abituato a imprigionare e avvelenare chi lo ostacola e attorniato da oligarchi che, come lui hanno fatto affari fino a ieri con quelli che oggi sono ostili. Arricchendosi a dismisura, esportando capitali ora congelati, inquinando come tutti quelli che sono al potere in tutto il mondo. Accusa di essere nazista un ebreo, ex comico diventato un presidente coraggioso che non scappa ma organizza la resistenza e chiede armi. I parlamenti approvano, anche il nostro con un pugno di contrari ed astenuti, e le armi però devono entrare clandestinamente mentre dal cielo piovono missili sui civili e sulle città, con il rischio che le centrali nucleari vengano colpite. Nessuno osa mandare aerei che impediscano il sorvolo perché sarebbe una dichiarazione di guerra e Putin ha già minacciato di usare armi nucleari. Dall’altra parte le donne e i bambini cercano di scappare mentre tutti gli uomini sono costretti a armarsi e a difendere la patria. Sono ormai due milioni i profughi che sono usciti e altri cercano di farlo sotto corridoi umanitari, promessi da riunioni farsa di uomini delle due parti che promettono corridoi umanitari per l’esodo ma poi bombardano chi tenta di andarsene. Dall’altra parte del confine altre donne raccolgono i profughi e ovunque in Europa si approntano ricoveri e si raccolgono beni di prima necessita che partono per l’Ucraina insieme a chi vuole rientrare nel suo paese martoriato. Il capitalismo finanziario guerreggia con  le sanzioni che si ritorcono inevitabilmente sui cittadini già in difficoltà.

Un quadro che è sotto gli occhi di tutte e tutti e che impedisce di portare avanti i nostri progetti messi a fuoco in questi due anni di confinamento in centinaia di incontri. Un progetto che noi ecofemministe avevamo iniziato a considerare centrale nei nostri territori, anche per condizionare programmi e candidature nelle prossime elezioni amministrative, ci è stato presentato dalle attiviste di Legambiente Bergamo, una delle città più colpite dalla pandemia in cui i contagi stanno risalendo, con cui abbiamo tenuto corsi di ecofemminismo durati un anno. Ho ricevuto un regalo per l’8 marzo che mi ha commosso e che condivido con voi perché ci aiuti a riprendere il nostro lavoro comune e il confronto sulla guerra e sulla nostra capacità di farla uscire dalla storia, come il premio Nobel, assegnato nel 1905, Bertha von Suttner.

Non so rispondere alle domande che ho posto in altro modo che con queste poche indicazioni. Mi sento come il colibrì di Wangari Maathai che cerca di spegnere l’incendio con la goccia di acqua. Credo che dobbiamo evitare i distinguo indotti da maschi che si rifanno a ideologie ottocentesche o, usano il populismo come Salvini per ottenere consensi elettorali e svengono ridicolizzati da un sindaco polacco che usa i suoi stessi metodi cacciandolo mentre gli regala una maglietta con il ritratto di Putin per ricordargli il suo opportunismo. Ma per liberarcene ci occorre una prospettiva comune e una capacità di capire le ragioni reali del nostro arretramento. Vogliamo aiutarci?

Commenti:

  • Gabriella 10 Marzo 2022

    Il futuro del nostro Pianeta e dell’Umanità è nelle mani delle donne e degli uomini che riescono ad uscire da logiche e metodi che per semplicità definisco patriarcali. Lo dimostrano l’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, per il contrasto allo sfruttamento dei più deboli, per il rispetto della vita delle persone di qualsiasi genere, età e credo religioso. Il modello patriarcale è alla frutta e ci ha portato sull’orlo del baratro, anzi, ci stiamo scivolando. L’ultima guerra, l’ennesima in corso, più evidente perchè più vicina, è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso e ci ha messo tutte e tutti davanti alla realtà. Ma migliaia di donne e uomini che si vogliono nemici e nemiche a tutti i costi, a cui si nega l’informazione ed anche il pacifico dissenso, stanno reagendo e rischiando tutto, anche la vita. Sono loro la speranza. Uniamoci a loro.

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