Una lezione e due lettere da diffondere

postato il 7 Nov 2023
Una lezione e due lettere da diffondere

Oggi iniziamo il corso sull’ecofemminismo dell’Ecoistituto ”Donna e natura” e se vi collegate alle 17 a questo link ci saranno alcune di noi che parleranno dei massacri in corso introdotte da Pinuccia Montanari e poi inizierò la mia lezione.

Citerò la petizione delle donne israeliane WWP e palestinesi WOS:

Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni ceto sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza, diritti e sicurezza per i nostri figli e per le prossime generazioni.

Crediamo che anche la maggioranza dei cittadini delle nostre nazioni condivida il nostro comune desiderio. Chiediamo pertanto che i nostri leader ascoltino la nostra chiamata e avviino tempestivamente colloqui e negoziati di pace, con un impegno determinato a raggiungere una soluzione politica al lungo e doloroso conflitto, entro un arco di tempo limitato.

Chiediamo ai popoli di entrambe le nazioni – palestinese e israeliano – e ai popoli della regione di unirsi al nostro appello e dimostrare il loro sostegno alla risoluzione del conflitto.

Chiediamo alle donne del mondo di stare al nostro fianco per un futuro di pace e sicurezza, prosperità, dignità e libertà per noi stesse, i nostri figli e la popolazione della regione.

Chiediamo alle persone di pace di tutto il mondo, giovani e anziani, leader religiosi, persone influenti, leader di comunità, educatori e coloro che hanno a cuore questa questione, di aggiungere la loro voce alla nostra chiamata.

Invitiamo i nostri leader ad ascoltare la voce e la volontà dei popoli in questo appello a risolvere il conflitto e raggiungere una pace giusta e inclusiva. Ci impegniamo ad assumere un ruolo attivo nel processo negoziale fino alla sua risoluzione positiva, in linea con la risoluzione 1325 delle Nazioni Unite.

Chiediamo ai nostri leader di mostrare coraggio e visione per realizzare questo cambiamento storico, a cui tutti aspiriamo. Uniamo le forze con determinazione e collaborazione per riportare la speranza ai nostri popoli.

e l’appello che abbiamo sottoscritto noi ecofemministe e stiamo diffondendo.

Ecco l’inizio della mia lezione che potete trovare completa a questo link

Le principali catastrofi nucleari, chimiche e climatiche da fine novecento dovute allo sviluppo insostenibile e i tentativi di porvi rimedio che non migliorano la situazione: capiremo quante distruzioni e morti produce l’attuale neoliberismo patriarcale. Paolo Groppo le illustrerà e Laura Cima ricorderà il protagonismo delle partigiane e delle costituenti, delle femministe e delle ecologiste come Laura Conti (questo pianeta) e Petra Kelly (Langer), delle donne Verdi e solleciterà ad individuare soluzioni ecofemministe:

Tutti noi stiamo soffrendo, più o meno documentati, la pericolosa e complessa fase che abbiamo di fronte: le guerre e le violenze che si diffondono i cambiamenti climatici che ci travolgono (per cui ogni volta che piove o fa vento succedono dei disastri), le pandemie e i nuovi virus che mettono in crisi il nostro sistema sanitario e l’insicurezza che ci pervade, la perdita di speranza di umanità e il disagio e che ne consegue. Un disordine mondiale che avanza: la guerra scoppiata prima nel cuore dell’Europa in Ucraina con l’invasione di Putin e ora nel Mediterraneo con la crisi israelo-palestinese che sta producendo vittime indiscriminatamente tra i civili.

Una situazione in cui l’occidente viene colpevolizzato per il suo sviluppo insostenibile e predatorio, dal resto del mondo: dal mondo arabo ora con la guerra in corso in Palestina per l’appoggio a Israele e da quello che era stato definito dai post colonialisti nel secolo scorso il sud del mondo, con tutti i paesi che fanno riferimento ai cosiddetti BRICS, che dall’inizio del secolo hanno cercato di creare un riferimento internazionale alternativo a questo modello di sviluppo. Ora si stanno allargando e con le guerre in corso si determina una specie di scontro tra l’occidente e gli altri paesi che si-preannuncia molto pericoloso e sanguinoso. Dai primi massacri in Ucraina assistiamo ora ai bombardamenti senza tregua nella striscia di Gaza e alle reazioni che succedono a questo nuovo conflitto israelo palestinese che segnano una nuova drammatica fase.

Si torna a rivangare una serie di tragedie, come i campi di sterminio nazisti e l’olocausto degli ebrei, successe nel secolo scorso. Il Novecento è stato definito il secolo di sangue perché ci sono state due guerre mondiali, e dopo la liberazione nel nostro paese ci sono stati conflitti e stragi dalla strage di portella della ginestra ad opera dei latifondisti contro i contadini che festeggiavano ll primo maggio e sostenevano l’occupazione delle terre. Negli anni ottanta in Italia gli anni di piombo con-le brigate rosse, gli attentati e le stragi di stato iniziate con quella di piazza Fontana nel 1969, proseguite con quella alla stazione di Bologna nell’ottanta e tante altre anche sui treni di cui non si è mai trovato nessun mandante né nessun colpevole nei servizi segreti deviati (Gladio e P2 di Gelli).

Alla fine del Novecento si sperava che fossero finite guerre ed aggressioni perché pensavamo proprio che il nuovo millennio ci avrebbe portato prosperità speranza maggiore giustizia e così via. Non è purtroppo così e sarebbe interessante che queste lezioni facessero emergere che cosa è urgente per noi e di cosa invece non ne possiamo proprio più. Che fare? Quali priorità per noi?

perché un corso ecofemminista in questa situazione?

La risposta a questa domanda diventa chiara se noi riflettiamo sulla nostra quotidianità di vita e anche sui testi delle scrittrici che nella seconda metà secolo scorso hanno cercato di contrastare la situazione violenta sui corpi delle donne e sulla natura da depredare; ne voglio ricordare due: Francoise D’Eaubonne (“il femminismo o la morte”, appena tradotto recentemente in Italia), che denunciò il patriarcato responsabile della violenza su donne e natura e la biologa Rachel Carson che ottenne importanti risultati rispetto alle industrie inquinanti, denunciando l’inquinamento da pesticidi pericolosi come il DDT.  Il suo libro Primavera silenziosa, pubblicato nel 1962, è spesso visto come l’inizio della consapevolezza ambientale negli Stati Uniti: “Abbiamo permesso che queste sostanze chimiche venissero utilizzate senza interrogarci sui loro effetti sul suolo, sull’acqua, sugli animali selvatici e sulle piante, sull’uomo stesso. Le generazioni future probabilmente ci rimprovereranno di non prestare più attenzione al futuro destino del mondo naturale, da cui dipende tutta la vita. Il nostro tempo è quello della specializzazione; ognuno vede solo il suo piccolo dominio e ignora o disprezza l’intero più grande in cui vive. Spetta al pubblico dire se desiderano continuare il percorso attuale, e per parlare consapevolmente, devono essere informati.”

Françoise d’Eaubonne nel 1974 profetizzava in” Femminismo o morte”: “È urgente denunciare la condanna a morte…dell’intero pianeta e della sua specie umana, se il femminismo, liberando la donna, non libera l’intera umanità, cioè non strappa il mondo dall’uomo di oggi per trasmetterlo all’umanità di domani…il dramma ecologico deriva direttamente dall’origine del sistema patriarcale”, con l’appropriarsi da parte degli uomini dei corpi delle donne. In pieno femminismo creò il gruppo Ecologia e femminismo all’interno del MLD dando origine al termine “ecofemminismo” e al movimento. Elaborazioni ecofemministe hanno messo radicalmente in discussione il progetto di dominio sulla natura verso cui sono orientate la politica e l’economia ma anche la scienza e la tecnologia, a partire dall’Ottocento. Molti contributi di questa “controcultura” sono venuti poi dalle donne del Sud del mondo, da Vandana Shiva, Arundhati Roy in India a Wangari Maathai, in Africa. In molte parti del mondo, le ecofemministe hanno pagato un prezzo elevato perché affrontano sia il sessismo sia il capitalismo. Molte di loro sono state uccise, come la giornalista maltese Daphne Galizia per aver denunciato per corruzione il governo, o come l’attivista indigena Berta Flores Càceres, in Honduras nel 2016. Poco prima aveva testimoniato: “Nella lotta contro la privatizzazione dei fiumi, la difesa delle foreste e contro le multinazionali, le donne erano la maggioranza. Ciò provoca minacce alle nostre vite e alla nostra sicurezza fisica, emotiva e sessuale, minacce contro i nostri figli, la nostra famiglia. Dicono che siamo prostitute, streghe, siamo pazze. Abbiamo lavorato a livello nazionale e internazionale e ottenuto vittorie. Ad esempio, la ratifica da parte dell’Honduras della Convenzione 169 sulle popolazioni indigene. Siamo riuscite a ottenere i titoli di proprietà sulle terre della comunità, per creare comuni aborigeni”

Sono 1.910 gli attivisti per l’ambiente uccisi nell’arco di undici anni, di cui 177 solo nel 2022. Lo testimonia la ong Global witness……… Ricondurre sempre le situazioni irrisolte del nostro dopoguerra alle guerre e distruzioni climatiche di oggi, senza citare quello che le donne da quegli anni del Novecento (pensate alle partigiane e alle nostre costituenti) e nei primi vent’anni di questo millennio hanno fatto e scritto non ci lascia speranza se non abbiamo maturato un pensiero chiaro: la violenza patriarcale deve finire. Pino Corrias sul fatto quotidiano ha firmato un articolo dal titolo Hamas e Bibi. Due gang di maschi: Le donne cambierebbero tutto: il destino se non lo si lascia fare quale può essere se lasciamo il mondo “in balia di plotoni di uomini addestrati a odio, guerra e violenza” se la lobby delle armi e quella della droga fanno affari, se i bambini nelle zone di guerra crescono sotto il terrore, se nel mondo quelli che Quirico, ostaggio in Siria altro paese in guerra da decenni e che capisce la situazione degli ostaggi e dei bombardati ha definito popoli mendicanti, che vivono ai margini in territori inospitali e attraversati da violenze e guerre continue, che non possiedono terre e mezzi di produzione e sopravvivono grazie agli aiuti delle varie agenzie Onu quando gli arrivano. Oltre ai palestinesi, i somali e altri africani come i sudanesi i saharawi, gli afghani, gli haitiani, e tanti altri in tutto il mondo. Per esempio gli arabi che si sentono rappresentati da Hamas. Se ripercorriamo le nostre lotte femministe dai tempi della rivoluzione francese quando Olympe de Gouges scrisse i diritti della cittadina per integrare i diritti dell’uomo e fu ghigliottinata da Robespierre che aveva aiutato, perché la sua autonomia diventò per lui una minaccia al suo potere, ci rendiamo conto che se donne come lei avessero avuto modo di determinare il corso degli eventi secoli fa avremmo cominciato a liberarci dal patriarcato. Che ora, viene riconosciuto anche dagli uomini non violenti e pacifisti, una minaccia per tutti.

Se fossero state ascoltate e se fossero state seguite, se ci fosse stato lasciato spazio non assisteremmo a queste violenze. Proviamo a fare questo esercizio di immaginazione: se avessimo…, oppure se ci rimanesse poco tempo da vivere cosa cambieremmo… Il disordine mondiale, le violenze, gli stupri come a Caivano dove governa la camorra, le guerre continue e i guadagni dei mercanti di armi e di droghe, i femminicidi devono finire: questo è il motivo per cui vorremmo coinvolgervi per lavorare insieme verso il mondo migliore che avremmo avuto se si fosse cercato invece di seguire le indicazioni che le donne ponevano politicamente e culturalmente.

Con questo corso apriamo un dibattito chiaro sul che fare: anche chi seguirà avrà diritto di intervenire, di fare domande e proposte, di porre il proprio punto di vista .Ne abbiamo bisogno per attraversare questa fase difficile e per trovare insieme sbocchi non scontati che finalmente possano ridarci la speranza di un mondo più giusto e in pace, Qualcuno ricorderà con me un movimento importante dell’inizio di questo secolo, i cosiddetti No global, che avevano ipotizzato di agire insieme verso un altro mondo possibile. Recuperiamo una visione collettiva, noi ecofemministe ci stiamo tentando.

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