Via alla coalizione sociale: fuori i partiti e avanti le donne?
postato il 15 Mar 2015
Tirato per la giacchetta perché diventi lo Tsipras italiano da tutti quelli che a sinistra del PD, e anche un pò dentro, non vogliono Renzi e non sanno organizzare un’opposizione credibile, Landini ha lanciato ieri a Roma una formula non nuova: “coalizione sociale”. Vecchia come concetto, spesso usata con l’aggiunta di politica, e adesso un certo numero di politici e intellettuali maschi levano gli scudi sostenendo di averla usata prima. La novità non sta nella formula ma nella precisazione che non è aperta ai partiti, e persino i 5 stelle che si sono presentati sono stati accompagnati alla porta.
Prima le persone, gruppo di affinità nato in l’Altra Europa, si incontrerà a Roma al circolo Mario Mieli , il 28 dopo la manifestazione e il 29 in assemblea, che si vorrebbe far diventare permanente per “Un’alternativa politica possibile a partire dai territori, dai movimenti e dai cittadini”era presente ieri con Marina e Lucia che ci facevano da portavoce, mentre una decina di noi era a Bologna alla Scuderia per il seminario promosso da Cristina Quintavalla, presidente de l’Altra Emilia Romagna.
Non siamo un partito né vogliamo diventarlo e anche noi avremmo voluto che i partiti facessero un passo indietro in AE. L’hanno invece invasa, anche nei comitati territoriali che ieri erano pochi a Bologna. In compenso c’erano molti comitati di lotta su tutto l’arco delle questioni politiche aperte con il governo Renzi e, come sempre, molte donne giovani e meno a parlarne., a cominciare da Nicoletta Dosio della Valsusa. Tra queste la 91enne Lidia Menapace ci ha emozionato facendoci ridere come suo solito, ed è stata la prima della giornata a porre al centro il lavoro non pagato delle donne nella riproduzione della specie e della società. Le donne tessono e ritessono rapporti, la tela di Penelope, riparando i guasti di guerre, violenze e crisi, sostenendo quotidianamente la comunità in cui vivono. Sono le più legittimate quindi a guidare una coalizione sociale senza ridurre la complessità. Perché riducendola ad uno, come si fa abitualmente nel processi decisionali maschili si scivola verso l’autoritarismo, ricorda Lidia che a chi non cita mai le donne riserva amico e nega compagno.
Che potere siamo in grado di mettere in campo? ci chiede la giovane portavoce dei laboratori per lo sciopero sociale. In effetti c’erano scioperi, occupazioni di fabbriche e piazze piene che, in un’Italia democratica, condizionavano il potere costituito. C’erano dei rappresentanti che portavano nelle istituzioni le istanze sociali, proponevano leggi ed emendamenti che, sostenuti da mobilitazioni sociali, facevano vincere. Come i referendum. Sono stata protagonista con i Verdi del primo referendum contro il nucleare che ha lo bloccato nel 1987 e della lotta per chiudere l’Acna, dove abbiamo vinto. Ma già il referendum sull’acqua pubblica viene continuamente ‘dimenticato, come lo è stato quello sul finanziamento pubblico dei partiti e le riforme costituzionali con l’Italicum toglieranno altri spazi al nostro contropotere. Nel frattempo con i soldi che versiamo in tasse (55% a fronte del 25% dell’Astralia o dell’Irlanda dove ha lavorato mio figlio con tanti giovani italiani), noi che non evadiamo, permettiamo le distruzioni del territorio delle grandi opere pubbliche, la corruzione, le allegre spese della politica. E non possiamo contrastarle perché non siamo rappresentati. Neanche i grillini contrastano e hanno ridotto la loro battaglia a una testimonianza di soldi versati nel fondo piccole imprese. Perché lasciare questa battaglia alle destre, come abbiamo fatto con la legge Fornero e non riprendercela con una delle prime parole d’ordine rivoluzionarie: “ no taxation without representation”, usato dalle colonie americane contro l’Inghilterra e poi ripreso dalle suffragette.
Dunque confrontiamoci su processi decisionali, organizzazione, priorità politiche e forme di lotta e consegniamo a giovani donne, come quelle intervenute ieri, il compito di guidare il processo verso il soggetto politico che in Italia non c’è, che non siamo stati capaci di realizzare, ma di cui abbiamo bisogno come il pane. In memoria delle studentessa universitaria di 23 anni che ha scelto Palazzo Nuovo a Torino per buttarsi dal terzo piano. Se invece di solitudine avesse incontrato i gruppi che l’animavano e l’occupavano quando ero giovane, sarebbe diventata una leader.
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Commenti:
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Grazie Laura Cima! Condivido in toto le tue riflessioni anche per l’emozione che mi hanno dato
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Sono d’accordo, sabato sera in un teatrino di paese con cento posti c’erano quasi duecento persone allo spettacolo teatrale questa casa non è un’azienda che mette al centro l’economia di riproduzione di cui lidia parla da trent’anni. abbiamo bisogno di mettere in comunicazione le tante lotte e resistenze portate avanti nei territori con creativa tenacia soprattutto dalle donne. come? cerchiamo risposte praticabili
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Grazie Laura! Commento un aspetto mediatico delle informazioni passate sui vari telegiornali (è a quelli che la gente dà retta) sulla coalizione sociale. L’ho trovato spassoso. Nell’area del pd più fedele al grande capo tutti i portavoce commentavano con aria schifata che landini “faceva politica”… E allora? Fare politica non dovrebbe essere un preciso diritto/dovere civile di ogni cittadina e cittadino italiani e del mondo? mah… Facciamoceli tanto gli affari della politica. Facciamoli con passione e razionalità e fantasia. Chissà che qualcosa non si sposti.