Grazie amiche mie: abbiamo le basi per prendere il palazzo

postato il 9 Dic 2017
Grazie amiche mie: abbiamo le basi per prendere il palazzo

Sono veramente commossa e meravigliata di tutti i commenti che avete pubblicato sul mio post di ieri: vi ringrazio e rispondo immediatamente intanto che, come si dice, il ferro è caldo.

Come vi confessavo in uno dei miei appelli tristi che hanno indotto molte di voi ad accettare il mio invito accorato a commentarmi, sto leggendo un libro di maschi, consigliatami dall’amica Rossana Becarelli: ” Ecologia del diritto – scienza, politica, beni comuni” di Fritjof Capra e Ugo Mattei.  Quest’ultimo l’abbiamo invitato  al nostro seminario Costituzione, comunità e diritti insieme ad altri che stimo e di cui ho letto i libri: Paolo Maddalena, Guido Viale e Antonio DeLellis. Se tornate indietro nel mio blog trovate due post con la prima e la seconda parte del mio report di quella giornata che è piaciuta molto a noi che l’abbiamo organizzata e alle tante e tanti, duecentocinquanta registrati, che vi hanno partecipato.

La sessione centrale di quella giornata, introdotta da Monica Lanfranco, con gli interventi di una amica finlandese e una siciliana conosciute quel giorno, e coordinata da me aveva come titolo, inventato da Rossana: “Il corpo violato, La mobilitazione delle donne a salvaguardia del bene primario”, centrale rispetto ad ogni approfondimento costituzionale e sui beni comuni. Intorno a quella centralità ruotava tutto il resto. Le donne presenti l’hanno capito subito e infatti i loro interventi dal pubblico riguardavano proprio questa centralità: dalle violenze nella società, in casa e sul lavoro a quelle imposte dalle legge Lorenzin sui corpi di neonati, a quelle sulla natura. Quel giorno il livello di polveri sottili nell’aria, in seguito anche agli incendi nelle valli circostanti per la siccità, aveva superato i 400 mcg/mc (la soglia limite é di 50) e l’aria era veramente irrespirabile a Torino.

Avevo chiesto di pubblicare gli atti di quella giornata coinvolgente perché contaminava luoghi diversi e metteva a confronto pensieri importanti. Mi hanno spiegato che nessuno legge più, alcuni organizzatori hanno messo su byoblu  e youtube  alcuni  degli interventi: Paolo Maddalena (80 visualizzazioni), Mauro Scardovelli (2174), Guido Viale (294) e Ugo Mattei, che ha raggiunto un numero impressionante di visualizzazioni, più di 900mila. In questo modo noi donne che abbiamo organizzato, e tutte le intervenute sono sparite come immaginavo. Di Viale ho appena finito un bel libro del 2001 che non si trova più facilmente e che ripubblicherà su mia sollecitazione:  “A casa”,  L’ancora del Mediterraneo, Napoli, dove parla di sé studente, militante, ragazzo padre e ricercatore squattrinato che mi ha rafforzato la grande stima che ho di lui. Un libro sui tanti che somiglia un po’ al nostro modo di raccontare. Sarà un caso che non ha fatto carriera?Ma quando si è trovato con gli ex-compagni di L.C. ha sorvolato sul commento tranchant di Anna Bravo.
voto-voto1

Vi racconto questo terzo esempio di cancellazione del protagonismo femminile perché mi sembra significativo della superficialità con cui si comunicano idee. Della complicità con cui i maschi si parlano e si valorizzano e si distruggono tra di loro (Crozza diceva ieri sera che fraternité non l’hanno messo nel nome della nuova formazione visto  che fino al giorno prima i leader si mettevano il tallio nel brodo), evitando accuratamente di entrare sul nostro terreno mente noi leggiamo i loro libri, li invitiamo alle nostre iniziative, li facciamo parlare  della loro sessualità in spettacoli teatrali (Monica da 5 anni gira l’Italia con Manutenzioni),  facciamo testardamente incursioni nel loro territorio in cui, a volte, ci stabiliamo con la speranza di cambiare questa politica.  Monica dice: “mi sarebbe andato bene anche quest’ultimo rimpasto”, foto dei 4 compresa, se almeno ci avessero nominate, i fascismi vecchi e nuovi sono alle porte e il futuro non sarà facile. Teniamoci strette”. Naturalmente le associazioni, i comitati e i movimenti misti che hanno tutti leader maschi e tante volontarie donne non sono molto diversi e anche i loro processi decisionali non sempre sono così partecipati. Il libro di Mattei che ho iniziato cita nell’introduzione  quelli che sono eminenti studiosi dall’antichità ad oggi a cui gli autori si rifanno per elaborare le loro tesi: naturalmente sono tutti maschi, neppure un nome femminile per sbaglio. Solo sulla quarta di copertina si mettono due citazioni di donne: Naomi Klein e Vandana Shiva. Quindi siamo invisibili non solo oggi e nel nostro arretrato paese ma da sempre e in tutto il mondo.

Questa mi sembra una acquisizione comune che porta a considerazioni diverse.  Edda Billi, femminista storica romana della mia generazione dice: “non è possibile ri-conoscersi in nessun partito dei maschi” e dalla Casa, sfrattata dalla Raggi, dice che dobbiamo capire che fare oltre alle lotte quotidiane e che non possiamo usare gli attrezzi e i sistemi del nemico, come dice Audre Lorde. Franca Balsamo che partecipa come me a tutte le lotte a Torino ricorda che all’assemblea di “potere al popolo” autoconvocata da giovani dei centri sociali su iniziativa di je so’ pazzo, c’erano tutti maschi che sono abbondantemente intervenuti in modo ripetitivo e senza relazionarsi mi ha detto Rossana Becarelli. Entrambe mi hanno raccontato dei soli tre interventi femminili il cui più interessante è stato bloccato in modo aggressivo perché “si prendeva i suoi tempi”.  NUDM ha rovesciato la situazione invitando maschi alle proprie iniziative ma come scrive Serena Omodei, che ha ripreso il mio post nella sua pagina Politica femminile, “Tutte le donne e le associazioni (e anche questo blog) hanno sostenuto con forza nonunadimeno dal suo primo apparire; ma, anche qui, vediamo il metodo un tantino autistico che appare sempre il solito. Qual è la differenza? Molto dialogo con i maschi delle realtà di ultra-sinistra e con l’universo queer, ma nella pratica moltissime donne se ne sentono escluse perché lo trovano impositivo: perché dà la linea.
Peraltro, una linea troppo fiduciosa riguardo a posizioni presentate come “libertarie”, su argomenti cruciali come la prostituzione e la GPA, senza sviscerarne i pericoli che al movimento delle donne sono sempre stati chiari (vedi ad esempio gli insegnamenti di Françoise Héritier, saltati a piè pari, come tanti altri della storia del femminismo).”

Sabrina afferma che” non si può chiedere agli uomini di cedere il loro potere. Dobbiamo prendercelo da sole” e Lia:  ” ma di quale politica stiamo parlando? quella dei patti e degli accordi che non ha dietro nemmeno più un ideale da sostenere?” Maria Grazia Campari mi ricorda che nei due Paestum aveva insistito inutilmente su questo argomento e ritiene” NUDM un percorso importante ma resistenziale”. Quindi femminismo storico e neofemminismo  sordi entrambi? Teresa Lapis: “la politica delle donne nel mondo politico istituzionale continua ad esprimere la sua diversità non riconosciuta nè tutelata, la sua resilienza e resistenza”. Oh certo “resilienti e resistenti nella politica maschile, reazionaria , conservatrice e obsoleta”ma adesso anche basta che ne dite?

Mari vorrebbe “una donna di carisma davvero forte…ma le donne sono sempre state silenziate, tutte sono stanche” e lo stesso dicono Terry Silvestrini, Grazia e Daniella Ambrosino che rilancia l’autocoscienza e non si aspetta nulla da una sinistra in disfacimento, inesistente e che sta peggio di noi. Maria Cristina Migliore dice che in Italia a volte bisogna spiegare l’ABC della questione di genere, figuriamoci il femminismo che, peraltro, è troppo elitario e incapace di autocritica e non si è allargato. Si cara, Ada Colau e Manuela Carmena sono femministe, ho sentito dal vivo i loro interventi e, almeno la prima continua ad essere un riferimento politico importante per il movimento neomunicipalista italiano ed europeo. Militante del M5S ci chiede di riconoscere il valore di  Virgina Raggi e Chiara Appendino. Marella ricorda che nella politica attuale c’è un problema di confronto e partecipazione. Tutto è diventato plastico, social, immediato ma distante, senza rapporto umano e noi diamo il meglio in un contesto di persone in carne ed ossa. Giovanni Gugliantini, unico uomo ad intervenire ricorda una bella vignetta degli anni ’70: “il maschile non si forma, il maschile esiste” dice la maestra alla bambina.

Ho voglia di chiedervi di continuare e di trovarci un luogo comune per farlo. Serena ed io abbiamo già messo a disposizione pagine e blog, Monica ricorda i suoi post sul Fatto Quotidiano, altre hanno da segnalare altri luoghi? Non ci sono molte cose da approfondire dobbiamo solo decidere come organizzarci e come diffondere questo dibattito. Usciamo presto da questo scoramento: abbiamo le basi, abbiamo elaborato idee e politiche, sperimentato e guidato processi, governato luoghi con successo ma abbiamo anche un Piano per prendere il palazzo?

Pubblicato in: Donne, Istituzioni, politica,

Commenti:

  • edda billi 10 dicembre 2017

    Teniamoci strette!

  • Maria Cristina Migliore 10 dicembre 2017

    Grazie, Laura, per continuare strenuamente il tuo lavoro di connessione e relazione tra donne. A me sta bene di trovarci da qualche parte per continuare a dialogare. Cambierei però l’obiettivo. Per me non è prendere il palazzo. O dovremmo chiarirci sul cosa significa “prendere il palazzo”. Il mio problema col ‘palazzo’ è che non mi piace come hanno costruito il ‘palazzo’ e le regole e processi che lo fanno funzionare.
    Vi chiederete perchè sono attivista (ci chiamiamo ‘attiviste e attivisti’ e non ‘militanti) nel movimento 5 stelle, visto che il m5s vuole prendere il palazzo. Partecipo alle attività del m5s, perchè vedo in esso un modo di fare politica che mi piace. Sono concreti, utilizzano alcune pratiche eque nelle riunioni che fanno sì che tutti e tutte possano intervenire e stanno cercando di sviluppare pratiche di democrazia diretta e partecipativa. Abbiamo inoltre molte donne protagoniste a Torino, ma direi anche in parlamento. Certo, avverto questa partecipazione femminile in bilico. Ma per ora c’è.
    Ho però estremo bisogno di continuare a lavorare con donne consapevoli e femministe. Da un lato per non perdermi nel ‘palazzo’, perchè comunque lavoro e sono attiva appena fuori dal palazzo. Dall’altro, ho bisogno di elaborare con voi quale tipo di palazzo vorremmo. Penso che la democrazia partecipata, quella deliberativa, o quella diretta siano dei temi molto interessanti, e che abbiano bisogno del nostro contributo, perchè sono tipi di democrazia non meramente rappresentativa. E noi, come donne consapevoli, dovremmo avere problemi con la democrazia rappresentativa.

  • paolam 11 dicembre 2017

    Cara Laura,
    grazie di questa chiamata, e grazie a tutte le donne che ti hanno risposto.
    Non avrei mai pensato che sarebbe dovuto accadere ora, però, adesso, posso risponderti che sì, hai proprio ragione. Io penso che oggi “la società delle estranee” non può più rimanere estranea al mondo: lo siamo state, ci siamo riconosciute e ci siamo date forza, tante volte, da quando, quasi un secolo fa, una grande donna coniò questa espressione per definire l’estraneità delle donne al mondo degli uomini, e alla politica degli uomini. Oggi le estranee non lo sono più come ottant’anni fa, e non solo per effetto della “parità di diritti” e della conseguente emancipazione, ma per effetto del femminismo. Per effetto delle sua storia carsica, dove la consapevolezza delle donne appare e scompare, sgorga impetuosa e si inabissa, e si impaluda sottoterra. Magari inquinandosi e tale riemergendo dall’incontro coi fiumiciattoli della lusinga del potere maschile. Ma non sempre e non ovunque.
    Non avrei mai detto che l’ultima speranza elettorale italiana, per me, si sarebbe presentata con l’aspetto di un quartetto di uomini, dove le donne eccellenti, e talvolta più eccellenti di alcuni di loro, se ne stanno dietro, nelle retrovie, a fare le strateghe fantasma, nella migliore delle ipotesi, o le assistenti degli uomini-immagine e degli uomini manovratori. Un quadro desolante, contraltare di quei partiti, a me invisi, che schierano le donne immagine. Quelle donne le cui immagini non corrispondono a ciò che mi aspetto dalla società in cui vivo.
    Ho già detto che questa scostumatezza nell’esibire la maschiocrazia senza curarsi di temperarla infilandoci dentro una donna non è solo questione di ingenuità nella comunicazione. È un lapsus. E come tutti i lapsus, dice tutto. A me dice due cose: comandiamo noi uomini, ed è cosa normale e incontrovertibile. E mi dice che il contenuto di questo comando sarà la veicolazione di cose che faranno arretrare le donne di quanto e come ancora non riusciamo a immaginare. O meglio, alcuni veicoleranno, altri accetteranno. E quel che è peggio, quelle stesse donne che stanno nelle retrovie colluderanno: e lo faranno con l’adesione entusiastica ai disegni di spegnimento della libertà delle donne, oppure con l’acquiescenza a tali disegni. E’ il loro accettare oggi di stare nelle retrovie che mi assicura di questo.
    Perciò, che fare? Fate un partito di donne, che comprenda nel suo programma i punti per me imprescindibili, e io lo voterò. Altrimenti, sarò costretta, per la prima volta nella mia vita di cittadina attiva, a rendere una dichiarazione di non voto alle urne.
    La società delle estranee deve prendere in mano le sorti del mondo, o almeno provare a farlo con le sorti di questo disgraziato paese, lanciarle, e vedere come cadranno.
    Io intanto invoco Fortuna Primigenia, all’occorrenza,
    pm

  • Franca 11 dicembre 2017

    Cara Laura, grazie per averci chiamate a raccolta e a parlare. Sono totalemente d’accordo con il commento di PAolam (che non so chi sia). Credo che se le cose vanno così e andranno anche peggio con i disastri combinati dall’androcentrismo e dal suo modo di gestire l’economia globale, il potere e le relazioni tra le persone (in primis quella con noi donne), è perché non abbiamo avuto in passato abbastanza coraggio di prenderci la responsabilità di esserci. Sono convinta che noi donne dobbiamo uscire dalle retrovie, se no questa posizione defilata produrrà disastri sempre peggiori. Gli uomini continuano a governare non solo come se il femminismo non avesse prodotto tutti i più importanti mutamenti culturali e sociali positivi, ma addirittura come se ancora una volta le donne non esistessero. Facciamo una lista di donne: Ora basta. è il momento, non perdiamo l’occasione. Ne parlavo ieri con alcune giovani attiviste ambientaliste che stanno pensando alla stessa cosa. Donne capaci, non riconosciute. Donne che io voterei subito come mie rappresentanti perché so che loro non si prenderebbero la delega come una propretà esclusiva, ma continuamente ci interpelerebbero perché credono ancora nella possibilità di una partecipazione tra uguali nelle differenze. vorrei votare persone di cui posso fare qui i nomi: Mary Cariota, Giovanna Grillo, Terry Silvestrini, Vicky Franzinetti e perché no? anche te Laura. E Maria Cristina e anche le altre MUmble Mumble…. Non sarà difficile fare una lista e non ci vorrà molto a fare un programma che già abbiamo e per quello che ancora ci divide (sicuramente, vedi prostituzione), ebbene sarà almeno occasione per discutere di politica.

  • luisa rizzitelli 11 dicembre 2017

    Io penso che tu abbia ragione su tutto tranne che su una cosa. Non siamo pronte in termini organizzativi e “i termini organizzativi” fanno sì che l’idea possa avere risorse economiche grazie a cui, quelle di noi che non sono ricche, possano dare il loro contributo. Domanda facile: chi di voi può permettersi di non lavorare per i prossimi 5 mesi? io, no. su questo, in assenza totale di sensibilità delle donne capaci economicamente (mai nessuna che sia pronta a investire su questo, a differenza degli uomini) non siamo pronte. E lo dico con grande dispiacere.

  • Gianfranco 11 dicembre 2017

    CIAO lAURA,
    IO UNA LISTA DI SOLE DONNE LA VOTEREI!

  • Franca 14 dicembre 2017

    Io sono pronta ad impegnarmi per una lista femminista, non di sole donne, aperta a uomini che, rendendosi conto della rivoluzione femminista avvenuta nel novecento (e di cui l’aumento della violenza di genere per me non è che un sintomo evidente), siano disposti ad impegnarsi per un programma realmente condiviso

  • Daniella AMBROSINO 19 dicembre 2017

    Scusate le maiuscole ma non è colpa mia.
    No, non abbiamo un pIano per prendere il palazzo – ma quello non lo volevamo magari prendere; non abbiamo neanche un piano per mandare qualcuna in parlamento, perchE’ Troppo PochE E troppo Pochi voterebbero Una lista femminista, E pochi mesi non bastano a convincerli. Bisogna prima dissodare il terreno, abbiamo fatto secondo me TROPPI passi indietro. NON SOLO LE DONNE MA TUTTO IL PAESE.
    C’E’ da fare molto lavoro Preliminare.
    AL MOMENTO UNA PRIORITA’ MI PARE IL LAVORO. SE le donne trovassero lavoro più facilmente e guadagnassero di più, troverebbero più tempo per la politica. C’E’ una possibilIta’ Di riuscirci SENZA UNA LISTA FEMMINISTA? TEMO DI NO. Il CANE SI MORDE LA CODA.
    Se si comincia adesso forse ci si riesce Tra Cinque Anni,

  • Anna Gilibert 2 gennaio 2018

    Interessante l’insieme e specialmente il primo commento provocatorio. Ma si tratta sempre di poche voci: troppo poche per comporre una lista significativa e soprattutto troppo poche per proporla in larghe fasce della popolazione e per sostenerla in occasione di elezioni.
    Ugo Mattei, Paolo Maddalena (forse più il primo seppure più giovane) non citano le donne, non solo nei testi pubblicati ma neanche nei saluti prima degli interventi dove di solito si ringraziano gli organizzatori. Conviene farglielo notare.

Commenta

Lascia un commento