In altre parole

postato il 11 Gen 2022
In altre parole

Laura Cima commenterà i principali fatti di attualità da lunedì 10 gennaio a venerdì 14 gennaio, ogni mattina alle 08:18 sulla Rete Due della Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana.

L’immagine in alto e il titolo di questo post sono ripresi dalla radio citata qui sopra, che mi ha invitata a questa rubrica mattutina, pubblicizzando anche questo blog. Così se qualche ascoltatore vorrà approfondire porteremo la nostra voce collettiva oltre confine. Se invece volete approfondire voi questo è il link al podcast.

Mi piace questo titolo della rubrica radiofonica a cui sono stata invitata a collaborare in questa settimana perché evoca una comunicazione diversa da quella da cui siamo subissate e i primi due interventi su riapertura scuole e violenza sulle donne e tra i giovani mi hanno stimolata a ricercare “le parole per dirlo” a una platea vasta e anche un po’ sconosciuta.

Mi sto rendendo conto che non si può più comunicare come abbiamo fatto negli ultimi tempi, dando per scontato i nostri linguaggi e i temi da trattare perché all’inizio di questo terzo anno a molte di noi mancano riferimenti, prassi e procedure che davamo per acquisite a tutte, e non abbiamo più i tempi e le certezze precedenti.

Ringrazio le amiche che hanno mandato i loro importanti commenti al mio post precedente che saranno tutte invitate al nostro webinar di domani mercoledì 12 gennaio e sono in rete anche se frequentando luoghi diversi e partecipano al confronto in atto. Le nostre testimonianze che, come ci ha scritto Anna Santoro, appaiono “tutte slegate, senza proposte effettive, progetti, idee. E lo capisco. Siamo smarrite. Io sono smarrita. Come a volte mi è già accaduto. Però, in passato, mi concedevo qualche po’ di autocommiserazione e poi ripartivo. Con un nuovo progetto, una nuova proposta, una rete di relazioni importanti tra donne. Ora è diverso. E’ tutto da capire e da ricostruire.”

Anna ci aiuta a riconoscere questa fase difficile come comune, e ad uscire da fragilità e disagi. E questo blog, provvisoriamente vi ospiterà, come la mail comune, la pagina Fb e i gruppi di lavoro che definiremo. Il suo contributo prosegue toccando moltissimi punti e non so se sono autorizzata a riportarlo qui in toto perché si tratta di una mail condivisa con il google group ecofem che Anna non mi ha autorizzata ancora a pubblicare sui social, ma lei sarà con noi domani, quando manderemo avanti questo processo non facile ma mai scontato e cercheremo di capire insieme come ricostruire le nostre reti e le nostre connessioni per “leggere il mondo, la cosiddetta realtà”.

Un mondo patriarcale e che ci tiene a sembrare ancora capace di governare questa fase difficile mentre in realtà è in crisi. La conferenza stampa di ieri di Draghi con i ministri della scuola e della salute e il presidente del comitato tecnico-scientifico, che ho seguito attentamente anche con le risposte evasive e scontate date ai giornalisti, ne è un esempio lampante.

Un sistema politico e sociale che non regge più. “E starebbe a noi, alle femministe, trovare il punto di cedimento. Ma troppe sono le divisioni, le autoreferenzialità, le false piste. Possiamo superarle?” Anna continua scrivendo: “Nel nostro paese, un’arma usata a piene mani è la distrazione di massa. I mezzi d’informazione (quasi nella totalità) si affrettano, giorno dopo giorno, a buttare in pasto alla popolazione tematiche, episodi, scandali, nodi, costruiti a bella posta.  E questione centrale è stata (è) la modalità di gestione e di comunicazione della pandemia. Che è cosa seria e gravissima, ma serve ora anche, anche, a controllare, incanalare, escludere, arricchire la solita parte. Così, senza trasparenza, senza curarsi delle cittadine e dei cittadini, delle vite, si continuano a prendere decisioni i cui risultati più avanti scopriremo, forse. 

La politica (i politici per meglio dire, perché la Politica è, era, un’altra cosa) non presta alcuna attenzione alle esigenze, ai desideri, alle possibili opportunità di benessere, richieste da noi. Tranne forse certi ignobili capi che ipocritamente amano solleticare le pretese più insignificanti.

Ma anche noi siamo spesso catturate dal “discorso” che loro aprono, inseguiamo i loro punti di distrazione.

Possiamo invece cercare di elencare ciò che più di ogni altra cosa ci ferisce e ci sgomenta? Ciò che vorremmo fosse risolto subito? E le tappe per affrontarlo?

Un tema fondamentale su cui abbiamo lavorato molto grazie a Rosangela Pesenti e che oggi è quanto mai attuale è la scuola. Il documento elaborato da “dallastessaparte” e per ora mai diffuso, lo riprenderemo in un gruppo allargato alle molte docenti di ogni ordine e grado che si trovano in sintonia con i desideri che lì erano espressi ma a disagio nell’attuale situazione. Anna ce lo propone come primo punto da approfondire in questo modo:” Accenno solo a qualche punto che riguarda la scuola, ma, se decideremo di lavorarci, ho già pronti progetti e proposte che potremmo rivedere e arricchire insieme.

Tutti la nominano, affermando che la speranza di un Paese è nelle nuove generazioni, ma nella realtà continua a essere trascurata. Non si sono fatte nuove scuole, non sono state rese agibili quelle vecchie, non si sono rinnovati gli arredi.

Anche in questi due ultimi anni, e ancora di più in questo governo dei migliori, nulla si è fatto per attrezzare la scuola contro la pandemia. E ora il ricatto che avverto è o accettare la dad, o sfidare condizioni non chiare.

Negli anni scorsi ci sono stati enormi tagli, risorse spostate sulla scuola privata, e c’è stata la completa mancanza di dibattito su tematiche centrali in anni lontani: chi, cosa, perché.

Chi insegna: e dunque formare e valorizzare la figura docente.

Cosa si insegna: la scuola ha bisogno di rivedere i libri di testo sempre più elementari, rozzi, proponendo altri completamente diversi. Su questo dovremmo lavorare. Mi limito a fare un esempio: realizzare testi che raccontino, sì, le condizioni difficili della maggioranza delle donne, soprattutto quelle appartenenti a ceti non privilegiati, ma anche la presenza attiva e creativa femminile nella storia culturale (scrittrici, musiciste, artiste, filosofe, eccetera) ed economica, e anche politica.”

E rispetto al secondo punto all’ordine del giorno: una donna al Quirinale, ecco cosa ci dice: “Un gruppo di intellettuali, scrittrici, artiste, alcune assolutamente ignare della gestione che ne sarebbe stata fatta, hanno firmato un manifesto su questo tema, indicando genericamente “una donna” per la più alta carica dello Stato: è tempo che una donna vada al Quirinale. E subito tv, giornali, vip, associazioni, gruppi disparati, hanno iniziato a discutere, chi aderendo, chi contestando, chi barcamenandosi tra le due posizioni.ù

La “donna” (singolare, generale, simbolico, metaforico) ora è una tendenza, una moda, ovviamente di facciata, perché nella realtà le donne continuano a essere massacrate (e le forze dell’ordine, la magistratura, i politici, non fanno nulla per dare loro una effettiva protezione e un effettivo sostegno, né il fenomeno viene letto e raccontato come risultante di una cultura generale, ma solo come “eccesso d’amore” o frutto di pazzia), licenziate, pagate poco e male, assalite e offese. Vero, qualche donna illustre è intervistata, trattata con rispetto, ma sempre come presenza “eccezionale”.

Per me, femminista e di sinistra (cosa aggiungere per autodesignarmi correttamente? radicale? ecologista? pacifista? antirazzista? Per me sono sinonimi), l’eventuale elezione di Casellati, Cartabia, e simili, sarebbe un risultato fuorviante e nocivo che non solo non mi rassicura, mi ferisce perché è anche pericolosa. Tale (comunque improbabile) evenienza sarebbe presentata come un passo avanti per la cosiddetta parità di genere: ora avete una donna, ok, siete contente? E magari ci ritroviamo una pessima.

Riflettendo su politiche e donne “importanti” che annoveriamo nel nostro Paese, sia pure poco popolari e sconosciute alla maggioranza, ho pensato di pronunciarmi per una di queste (tra le tante egualmente adatte) e cioè Rosy Bindi, onesta, intelligente, ottima Ministra della salute, donna pensosa che mi piace. E sono in buona compagnia, visto che c’è una raccolta di firme a cura di Change.org, un’altra di altre iniziative, più una serie di post, su fb, di persone, donne e uomini, che dichiarano la propria preferenza per lei.”

Grazie Anna per introdurci al confronto di domani e a tutte voi che avete commentato il post precedente.

Commenti:

  • Simona 11 Gennaio 2022

    Cara Laura come sempre esaustiva nel riassumere la situazione che ha colpito il globo e che non riesce a trovare tregua a causa di coloro che senza una testa pensante. Deprimente e’ il modo come il nostro governo cerchi soluzione nei modi piu’ sbagliati ma condanno anche le tv, i social e soprattutto tutti quei medici che pur di comparire sullo schermo e dicendo la qualunque ha creato una confusione nella mente di chi li ascolta perche’ considerati uomini di scienza quando poi di scienza ne hanno ben poco. La mia non e’ presunzione perche’ biologa so di sapere tutto ma prima di dare una notizia bisogna studiarla in ogni angolazione senza trascurare nulla. In questi due anni ormai prossimi a tre hanno permesso al virus di prendere il sopravvento tanto da permettere alle varianti di coalizzarsi. Mi sembra quasi di vedere riprodotto un film di guerre stellari invece e’ la realta’. Il problema della scuola e’ un capitolo molto complesso in quanto vedo video di insegnanti che si lamentano perche’ sono state lincenziate per non volersi vaccinarsi e cio’ che mi lascia senza parole che manifestano traumatizzando i giovani che ormai non hanno piu’ punti di riferimento ma credo molto piu’ intelligenti dei loro insegnanti cosi’ finalmente possono chiamare chi e’ in graduatoria. Ma dopo tutto questo dire i miei occhi leggono di notizie di donne che vengono maltrattate, uccise, violentate. E lo stato invece di agire rimane in silenzio. Chiudo facendo presente che io sono favorevole per UNA presidente e le mie idee sono chiare a riguardo ma credo che cio’ che conta che vinca una persona valida e che metti al centro di ogni cosa il cittadino. Grazie

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