Numeri e nomi

postato il 21 Gen 2022
Numeri e nomi

Parole, parole, parole verso il Quirinale

Leggendo una dichiarazione di Renzi rispetto al gran consenso di Italia Viva nelle suppletive a Roma che hanno eletto Cecilia D’Elia, 18% invece del 2 ricevuto dai sondaggi, e nessun cenno che solo 11% degli aventi diritto è andato a votare, mi viene in mente questo altro ritornello dello Zecchino d’oro: “44 gatti in fila per tre col resto di due”. L’ultimo acquisto di una senatrice 5Stelle lo dota di 45 voti che nella nuova legislatura si potrà sognare.

Da ciò che filtra sui confronti e accordi e scontri e su kingmaker che darebbero le carte, sembra infatti di trovarsi in una scuola d’infanzia. Le queenmaker, rigorosamente fuori dalle istituzioni, fanno invece tante analisi e pochi confronti da cui emerge il timore e l’opportunità di fare nomi. Ma soprattutto la totale estraneità dei movimenti e dei luoghi femministi, in particolare per le più giovani, dai luoghi di potere, tutti maschili, da cui non sono rappresentate. Le elette hanno le bocche rigorosamente cucite, come conviene alle donne quando i loro capi devono decidere che indicazioni dare loro.

Le grandi novità di oggi sono l’incontro tra Conte, che guida il gruppo di votanti a maggioranza relativa e Salvini, che ha archiviato l’altezzoso smontaggio ricevuto in Parlamento quando ha fatto affondare il loro governo e aperto la via al Conte 2 con il Pd. Da qui sarebbe uscito il nome di Casini. Guarito finalmente da un brutto e lungo Covid e gradito a Renzi.

Qualcuno spera ancora che rimanga tutto com’è, Mattarella al Quirinale, nonostante la sua correttezza costituzionale che gli ha fatto ripetere continuamente un No chiarissimo, l’ultimo ieri alla riunione del Csm che nonostante le sue sollecitazioni non è ancora stato riformato. Di conseguenza Draghi a palazzo Chigi, così finisce la legislatura e i parlamentari sono contenti, si prendono i soldi del Pnrr dall’Europa e si distribuiscono a chi di dovere.

A fine anno Draghi aveva detto con signorilità che il suo compito era finito al governo e lasciato intendere che non disdegnava il Quirinale.

All’estero gli anglossassoni lo vogliono lì, unico luogo in cui per sette anni si sentono garantiti da un interlocutore europeo da sempre convintamente atlantista, e il Financial Times lo ribadisce oggi dopo che il New York Times lo aveva già scritto nei giorni scorsi. Non hanno dimenticato l’apertura alla via della seta dei grillini e la ricerca di appoggi da Putin della Lega nel recente passato. Gli scontri alla frontiera dell’Ucraina e le pressioni anche a quelle bielorussa e georgiana preoccupano la Nato e Biden vuole mandare truppe mentre noi europei siamo ulteriormente preoccupati per i rifornimenti di gas e petrolio russi, da cui l’Europa dipende al 61% mentre vorrebbe affrancarsi con il green ma non è chiaro come e quando.

Intanto proprio Draghi che con il FMI aveva mandato la Grecia in fallimento quando la politica era quella del rigore si trova oggi costretto a aumentare a dismisura stanziamenti fuori bilancio per ristori, aiuti e assegni vari, compensazioni per contenere gli aumenti vertiginosi dei prezzi dell’energia, riduzione o slittamento tasse, prolungamento di cassa integrazione e anche risarcimenti dei danni da vaccino. L’ipotesi di pretendere un po’ dei superprofitti di chi in questa fase di pandemia se la ride, pare caduta appena proposta. Ridurre un po’ i cosiddetti oneri di sistema nelle bollette che pare contengano ancora i costi per la guerra in Abissinia non risolverà. Proviamo a scommettere chi pagherà alla fine?

Suggerisco di leggere l’ultimo libro di Nadia UrbinatiPochi contro molti, il conflitto del XXI secolo” di cui cito solo il titoli di alcuni significativi capitoli, il primo si chiama movimenti e altri il potere deve circolare, l’ambizione democratica e il buon conflitto, apatia politica e sana diffidenza. Se Ida Dominijanni ci mette in guardia sul fatto che il “puttaniere” come lo chiama lei potrebbe essere il primo a fare nome e cognome di una Presidente, i Viola resuscitati ci invitano domenica in piazza contro Berlusconi quando lui è già stato fatto fuori dai suoi come ho scritto nel mio post del 18 gennaio. Ma perché i girotondi e i vaffa day, ma anche le primavere arabe, Occupy Wall Street e indignados o i gilet gialli sono morti?

Pubblicato in: Donne, Istituzioni, politica,

Commenti:

  • Daniella Ambrosino 21 Gennaio 2022

    Il gesto di rifiuto di Berlusconi come Presidente, da parte degli ex Viola, a mio parere sta a significare che se anche non lo avessero fatto fuori i suoi, – del che tutti ci rallegriamo – una parte del Paese si rivolterebbe e non lo accetterebbe mai, anzi si rivolta all’idea stessa che il suo nome sia stato preso in considerazione. Perché tutti i movimenti popolari degli ultimi anni, che cercavano di attuare un cambiamento radicale della politica con l’intervento diretto delle cittadine e dei cittadini, si sono afflosciati, arenati o spenti? Questa è una bella domanda, a cui mi piacerebbe saper rispondere. Mi pare che l’ostacolo maggiore sia di riuscire a darsi una struttura, dei regolamenti, un’organizzazione che consentano al movimento di durare nel tempo. fortemente trasparente, democratica e partecipativa, come è nella natura dei movimenti, ma anche rapida ed efficace nelle reazioni. Non ci sono modelli, e i tentativi di darsi un’organizzazione di questo tipo, quando ci sono stati, non sono andati a buon fine. Finora abbiamo avuto la vittoria della politica fatta dai professionisti sulla politica “di volontariato” fatta da uomini e donne che di mestiere fanno altro ma dedicano alla politica ritagli di tempo sottratti alla vita privata e ale necessità quotidiane. Sulla durata, vincono i professionisti, dunque i partiti.anche piccolissimi. Poi c’è la tendenza alla frammentazione accentuata dal fatto che questi movimenti sono fondati sull’intervento delle persone comuni, quindi su un certo individualismo di ciascuno o ciascuna, che è un vantaggio ma anche uno svantaggio, e non hanno un collante ideologico tanto forte che freni la deriva in mille interpretazioni diverse dei temi comuni

  • LAURA INCANTALUPO 21 Gennaio 2022

    “Di conseguenza Draghi a palazzo Chigi, così finisce la legislatura e i parlamentari sono contenti, si prendono i soldi del Pnrr dall’Europa e si distribuiscono a chi di dovere”. Credo che il nocciolo del discorso sia proprio in quel “chi di dovere”. Pongo a fondamento di questa situazione il taglio del finanziamento pubblico alla politica. Chi paga le campagne elettorali pretende una restituzione, almeno in parte, di quanto versato e ora che arrivano tanti soldi non gli bastano più gli sgravi fiscali, i finanziamenti e gli incentivi a pioggia senza alcun distinguo. Dato che arrivano tanti soldi contanti perché non prenderne una parte? Non credo che si tratti tanto di vittoria dei professionisti della politica ma soprattutto di vittoria dei finanziatori della politica. Sono loro a scegliere chi sarà eletto e questo esclude la rappresentanza delle classi lavoratrici perché quelle classi non porterebbero mai avanti gli interessi di questi finanziatori e questo a sua volta porta all’aumento esponenziale dell’astensionismo.

  • Maria Cristina Migliore 22 Gennaio 2022

    La domanda con cui chiudi il tuo post, Laura, mi interessa molto. E ho apprezzato il contributo dato da Daniella Ambrosino. Vorrei anch’io portare la mia riflessione su questo tema.
    Sono attivista nel MoVimento 5 Stelle e sono diretta testimone di questa difficoltà dei movimenti. La mia analisi mi conduce a dire che si sbandiera il principio della partecipazione, senza capire che per far prosperare la partecipazione occorre un modello organizzativo, come dice Daniella. Io ho proposto un modello organizzativo al M5S, ma finora non ho trovato ascolto, se non in pochissime persone.
    Credo che il modello sia quello della Rete degli ecovillaggi (RdE). In particolare l’ecovillaggio di Torri Superiore ha sviluppato una metodologia – con altri ecovillaggi europei – per lavorare in gruppo (CLIPS). La RdE utilizza inoltre il modello della sociocrazia per regolare il rapporto tra gruppi.
    Si tratta di metodologie che aiutano a gestire il problema dell’individualismo e dei personalismi nei gruppi, problema che il M5S ha tematizzato dall’inizio della sua storia e che risolve in modo semplificato con le espulsioni. Sono metodologie, quelle degli ecovillaggi, che sostengono i processi decisionali collettivi e la gestione dei conflitti quando diventano improduttivi.
    Ho fatto parte di gruppi femministi e anche i gruppi femministi non eccellono in pratiche creative per la gestione del lavoro collaborativo.
    Io credo che ci sarebbe bisogno di discutere di più di questi temi per aiutare la politica a trovare modalità per diventare partecipativa in modo stabile e continuativo, e non solo a tratti, come avete ben individuato voi, Laura e Daniella.
    Laura, il titolo del tuo post mi ha tratta in inganno. Speravo ci fossero nomi di donne per il Quirinale …

  • Simona 22 Gennaio 2022

    Credo che a tal proposito molte cose sono state come troppi nomi sono stati pronunciati. A questo punto ed in questo periodo di vita cio’ che conta e’ che colui il quale salira’ su quella SEGGIOLA avra’ delle grossissime responsabilita’. Io penso che ogni cosa ad oggi ha perso il controllo ma solo un buon governatore del tutto puo’ far ritrovare il giusto equilibrio prima che quel tutto ci faccia perdere il lume della ragione. Coloro che osano parlare di pensare al bene dei cittadini e’ un FALSO perche’ finora cosa ha fatto??Nulla e continuera’ a farlo se riuscira’ nel suo intento e cioe’ impadronirsi del potere decisionale. Per quanto mi riguarda avevo una preferenza ma spero chi sara’eletto non si fara’ condizionare.

Commenta

Lascia un commento