Possiamo ancora farcela

postato il 12 Gen 2022
Possiamo ancora farcela

In preparazione al dibattito di stamattina sulla Radiotelevisione della Svizzera italiana ripropongo il documento ai Grandi inviato dalle 4 dirigenti di Fridays for future in occasione della COP26. Condivido anche il recente articolo di Guido Viale.

Questo terzo post è da collegare ai due precedenti: In balia di partiti e scienziati, moriremo di Covid? e In altre parole.

APPELLO DI EMERGENZA
PER L’AZIONE PER IL CLIMA!
(traduzione automatica del testo originale)
Greta Thunberg, Vanessa Nakate, Dominika Lasota e Mitzi Tan

Ai leader mondiali: “Tradimento.”

È così che i giovani di tutto il mondo descrivono l’incapacità dei nostri governi di ridurre le emissioni di carbonio. E non è una sorpresa.

Siamo catastroficamente lontani dall’obiettivo cruciale di 1,5°C, eppure ovunque i governi stanno ancora accelerando la crisi, spendendo miliardi in combustibili fossili.

È una cosa reale. È il codice rosso per la Terra. Milioni di persone soffriranno per la devastazione del nostro pianeta, un futuro terrificante che verrà creato, o evitato, dalle decisioni che prenderai. Hai il potere di decidere.

Come cittadini di tutto il pianeta, vi esortiamo ad affrontare l’emergenza climatica. Non il prossimo anno. Non il mese prossimo. Ora:
Mantieni vivo il prezioso obiettivo di 1,5°C con una riduzione immediata, drastica e annuale delle emissioni, mai vista prima al mondo.
Metti immediatamente fine a tutti gli investimenti in combustibili fossili, ai sussidi e ai nuovi progetti e interrompi le nuove esplorazioni ed estrazioni.
Metti fine alla contabilità creativa del carbonio pubblicando le emissioni totali per tutti gli indici di consumo, le catene di approvvigionamento, l’aviazione internazionale e la navigazione e la combustione di biomassa.
Consegna i 100 miliardi di dollari promessi ai paesi più vulnerabili, con fondi aggiuntivi per i disastri climatici.
Attuare politiche climatiche che proteggano i lavoratori e i più vulnerabili e riducano tutte le forme di disuguaglianza.
Possiamo ancora farlo. C’è ancora tempo per evitare le peggiori conseguenze se siamo disposti a cambiare. Ci vorrà una leadership determinata e visionaria. E ci vorrà un coraggio immenso, ma sappi che quando ti alzerai, miliardi saranno proprio dietro di te.

Cordiali saluti,

Greta dalla Svezia, Vanessa dall’Uganda, Dominika dalla Polonia e Mitzi dalle Filippine

Ecco le considerazioni di Viale che ritengo importanti: Covid, una prova generale sprecata – 11.01.22 – Guido Viale

E’ ormai un’armata Brancaleone quella che dovrebbe traghettarci nella transizione ecologica. Il Governo Draghi? Forse è il peggiore di tutti quelli che l’hanno preceduto, se non altro perché di fronte alle aspettative che ne hanno promosso e accompagnato il varo, il tonfo è ancora più evidente.

Come se a due anni dallo scoppio della pandemia che Draghi era stato chiamato a combattere – e ad attenuarne le conseguenze – non si fosse ancora capito che essa è destinata a durare a lungo, forse per sempre, anche se con alti e bassi dovuti al continuo ripresentarsi di nuove varianti (anche per il nulla di fatto per arginarla a livello mondiale) o alla sempre più probabile comparsa di altri virus.

La pandemia avrebbe potuto e dovuto insegnare che per convivere con essa non servono né misure estemporanee, né l’attesa messianica di sconfiggerla con dei vaccini, peraltro improvvisati – e per questo rischiosi – e dimostratisi tutt’altro che efficaci, a meno della loro non prevista e non programmata ripetizione a scadenze sempre più strette. Il fatto è che per conviverci bisognava e bisogna imparare e abituarsi il più in fretta possibile a uno stile di vita diverso, a produrre beni e servizi differenti, a riorientare tutte le nostre istituzioni.

Innanzitutto, a mettere al centro le future generazioni. Se sono loro (la NextGenerationEU, che finora ha fatto da alibi a uno sperpero irresponsabile dei fondi del PNRR) i destinatari di quei denari, l’obiettivo doveva essere non farle vivere in stand by a tempo indeterminato. Al primo posto si doveva mettere la scuola e l’istruzione: requisire spazi pubblici e privati per avere più aule a disposizione (in attesa di costruirne di nuove); distribuire borse di studio e strumenti didattici, anche informatici; assumere insegnanti (che ci sono) e garantir loro un trattamento dignitoso; utilizzare i bus turistici – in gran parte inutilizzati – per portare a scuola in sicurezza gli studenti (e non solo), precostituendo gestione e struttura di un servizio pubblico di trasporto locale che funzioni anche quando sarà diventato difficile o impossibile continuare ad usare l’auto (sia convenzionale che elettrica) come si fa oggi.

E poi, moltiplicazione dei presidi sanitari territoriali, interventi tempestivi sui contagiati prima che un ritardo li trascini in ospedale; assunzione dei (pochi) medici e infermieri ancora disponibili, allargando immediatamente le maglie della loro formazione. E poi, ancora, investimenti massicci e rapidi solo su fonti rinnovabili e sulla necessaria infrastruttura, ma anche contenimento dei consumi energetici superflui: era ovvio che il mercato dei fossili si sarebbe rivelato sempre più turbolento (come peraltro quello delle materie prime, o dei microchip e chissà di che altro…).

Ma si doveva anche prevedere che ci sarebbero stati meno viaggi aerei, meno turismo internazionale, meno fiere, mostre ed eventi in presenza, con la necessità urgente di offrire, a chi era impegnato nelle tante attività connesse, delle alternative di impiego, di riqualificazione, di conversione produttiva. E questo, in molti altri settori, per prevenire le crisi aziendali con progetti di riconversione, senza “inventarli” all’ultimo minuto.

Per non parlare delle armi… Il covid ha offerto l’occasione di una prova generale di un’effettiva conversione verso un assetto sociale e produttivo che un futuro non lontano renderà ineludibile; perché molte delle attività che si cerca in tutti i modi di tener in piedi per sostenere il PIL (stella polare di tutti i provvedimenti di questo governo, ma anche di quelli di gran parte del resto del mondo) non sono in grado di reggere l’impatto della crisi climatica a cui andiamo incontro.

Questa opportunità non è stata né percepita né colta come tale dalle forze politiche in campo (ecologisti e verdi compresi) e meno che mai da Draghi che, proprio perché osannato (finora) sia in patria che a livello internazionale, rappresenta visivamente tutti i limiti e i difetti dell’establishment globale.

E’ cinquant’anni che si parla di una crisi climatica sempre più vicina e sempre più grave quanto più si persevera nell’ignorarla: a parole o di fatto. Ma il ceto politico e imprenditoriale che governa il mondo non si è mai veramente interrogato sugli scenari futuri che quella crisi avrebbe portato con sé, confidando, al più, nella geoingegneria per combatterla, come oggi confida nei vaccini per “disfarsi” dell’”inconveniente” covid, senza mai vedervi una prima, anche se parziale, manifestazione del disastro incombente. Continua ad agire – o a far finta di agire – come se tutto potesse continuare (anzi, riprendere) come prima.

Mentre il Covid continua a infierire senza che nemmeno i medici-scienziati, quelli che lo commentano giorno per giorno in Tv e sui giornali, sentano il bisogno di andare al di là delle speranze, sempre più flebili e problematiche, riposte in un vaccino a cui viene affidato il compito di farci riprendere il trantran di sempre.

Commenti:

  • Maria Pia 12 Gennaio 2022

    Analisi anche condivisibile ma che non dà a nessuno margini di intervento. Forse perché effettivamente non ce ne sono. Se è così che ne parliamo a fare?

  • Simona 12 Gennaio 2022

    I problemi sono sempre esistiti. Questa pandemia ha solo messo in risalto le criticita’. Ormai nessuno riesce a trovare una soluzione. Poco fa ho letto il report 2021 pubblicato sul Polar Portal servizio danese di monitoraggio dell’Artico che in un solo anno la calotta glaciale ha perso circa 166 miliardi di tonnellate di ghiaccio e continua a diminuire da 25 anni. Questo e’ un chiaro segno preoccupante della crisi climatica. In conclusione dico solo che bisogna vaccinarsi e che lavorando insieme si puo’ trovare una soluzione.

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